Disservizi alle Poste Italiane
Io: Guardi che ne sono sicuro: non c’è alcun errore. Il codice è giusto.
Lei: Ma io leggo errore, quindi è il cliente che ha sbagliato.
Io: Senta, è già successo in un altro ufficio postale, là però l’impiegato s’è informato ed ha scoperto che aveva inserito male i dati su quelle colonne.
Lei: E io come posso sapere queste cose, se non me le dicono?
Io: Non credo che sia compito mio spiegare a voi come dovete lavorare, non può essere un problema mio. So soltanto che questo modulo è compilato correttamente.
Lei: Deve essere sbagliato, perché la macchina non l’accetta.
Io: Senta, mi ridia il modulo, così vado in un altro ufficio postale, dove gl’impiegati sono meglio informati. Non ho tempo da perdere…
Lei: Ma è il computer che mi dice che c’è l’errore, non c’è niente da fare.
Io: Ho già spiegato che è una questione di inserimento dei dati, sta a voi informarvi. Io so che i dati sono corretti, e pago per questo servizio. Se non vuole informarsi, allora mi dia quel modulo e vado altrove.
Siamo all’ufficio postale della Fiera a Verona. Ho dovuto insistere a lungo per farmi restituire quel modello F24. Stavo lottando con l’impiegata di PosteItaliane per riuscire a pagare le tasse. Questa tizia ha inserito i dati nel terminale ricevendo un’indicazione di errore nell’inserimento delle date. Non capisce il senso del messaggio – forse nemmeno lo legge – ma conclude arbitrariamente che se c’è un intoppo, non posso che essere stato io a sbagliare.
Un paio d’anni fa è avvenuto un problema analogo, in un altro ufficio. Ricordo che l’impiegato si era messo al telefono per capire il problema ed aveva scoperto che si trattava solo di una questione di formato dei dati. Provo a spiegarlo a questa ottusa vecchia strega, ma non riesco a terminare nemmeno una frase: lei ripete che il computer ha scritto “errore”, quindi non c’è scampo.
È già l’una passata, gli uffici chiudono entro venti minuti ed è il giorno della scadenza. Ed io sto litigando con questa tizia che non vuole restituirmi il mio modulo. Devo alzare la voce. Lei si convince, sparisce per qualche minuto e poi torna trionfante: ha parlato con “uno esperto” che le assicura che c’è un errore del cliente. Reprimo un vaffanculo ed il mio tono, quando le dico ancora una volta che rivoglio il mio dannato modulo F24, deve aver assunto una qualche sfumatura decisamente cattiva, perché finalmente si decide a restituirmelo.
A poche centinaia di metri di distanza c’è un altro ufficio postale, quello di via S. Teresa. Entro, non c’è nessuno in fila. Spiego all’impiegata cosa devo fare e quale problema ho avuto con la sua collega. Lei inserisce i dati, mentre un altro impiegato (che mi conosce: sono cliente assiduo) si avvicina per dare una mano. Costui legge tutto il messaggio di errore, e lo fa ad alta voce: testualmente, si tratta di un “formalismo” errato nella compilazione del campo “data”. È specificato chiaramente che “il campo richiede quattro cifre”.Che vuol dire? Che l’impiegata incapace doveva scrivere “0006″ per indicare il mese di giugno, “0005″ per maggio, e così via. Alla vecchia strega dell’altro ufficio sarebbe bastato leggere e capire la frase in italiano per arrivarci. O, al più, leggerlo a me, in modo che glielo potessi spiegare io.
In un paio di minuti concludo il pagamento ed esco.
Io posso anche capire che un impiegato delle poste sia costretto a fare il bancario nella completa ignoranza di questi argomenti. Posso, sforzandomi, dimenticare per un momento che da anni pago un servizio a questa azienda che non è in grado di fornirmelo a dovere. Posso addirittura, forse, non incazzarmi se l’impiegato non è capace nemmeno di compilare un campo data sul suo terminale in modo meno inconsapevole di quanto farebbe una scimmia.
Ma non posso in alcun modo accettare l’arroganza di questi stupidi che non accettano nemmeno di considerare l’ipotesi che possano essere loro a sbagliare.
Non aggiungo nulla. La disavventura si commenta da sé.
PS: No, non sono tornato nel primo ufficio postale a sbattere in faccia alla vecchia strega il suo errore. Avevo cose più importanti da fare. Ma probabilmente ci hanno pensato i colleghi più svegli, cui ho raccontato gli eventi. Loro mi hanno chiesto in quale agenzia era avvenuto.
Hai fallito, stronza
Hai fallito, stronza.
Potrei usare altri termini, o giri di parole. Potrei usare il mio consueto elegante eloquio. Potrei limitarmi a mandarti prosaicamente a quel paese. Già, potrei. Ma non voglio. Non vale la pena cercare espressioni alternative per rappresentare il mio disprezzo. Non m’interessa. Devo solo raccontare questa cosa. Mi basta descrivere la semplice e banale realtà: tu hai fallito, stronza. E te lo sei meritato tutto, questo fallimento.
Detto da me fa tutto un altro effetto, vero? La senti l’ilarità nella mia voce mentre te lo ripeto?
Per gestire un gruppo di persone servono qualità umane che tu non sei in grado nemmeno di simulare. Perché sono qualità di cui nemmeno concepisci l’esistenza. Se tu fossi in grado di provare un sentimento umano, sarebbe l’odio. E sono sicuro che non sapresti distinguerlo da una scheggia nella mano. Quindi ti limiti a detestare gli esseri umani quando non ti servono. Come fossero cacciaviti e chiavi inglesi. Li cerchi solo quando hai bisogno di usarne qualcuno.
Mi hai usato per raggiungere i tuoi scopi. Brava, mi hai imbrogliato per bene. Hai mentito, hai tradito chi t’era amico, hai approfittato della fiducia che ti veniva concessa, hai simulato ciò che non sei per rubare tutto il possibile e poi fuggire col bottino. Credevi d’aver guadagnato qualcosa? Forse lo credevi. Forse addirittura lo credi ancora. Illusa. Tu hai fallito.
Sono passati quattro anni solamente. Ed ora guardati le mani. Vedi? Non hai nulla, se non un clamoroso fallimento. Le persone che ti conoscono meglio ti considerano un’essere ignobile e ti hanno abbandonata. Sei sola. Chi sopporta la tua presenza, ci riesce perché in fondo è un’estraneo. Sola.
Sono passati quattro anni, ed io ho ancora tutto ciò che credevi di aver rubato. Sai, non ho bisogno di essere il padrone di casa per essere invitato ad entrare. Non ho bisogno di dirigere uno spettacolo per avere la stima di chi dirige. Non ho bisogno di rubare il lavoro altrui per avere qualche idea. Non mi serve fingere per avere degli amici veri. Questa è la differenza tra noi. Ed è per questo che senza di me hai perso tutto.
Te lo scrivo adesso, dopo quattro anni, ma con identico disprezzo. Lo scrivo ora, con la soddisfazione di veder stroncare il tuo pessimo lavoro dalla critica, proprio mentre io raccolgo il successo insieme al miglior gruppo con cui abbia mai lavorato. Mentre raccolgo l’approvazione di persone competenti. E soprattutto raccolgo la stima sincera di persone che stimo.
Lo so, il valore di tutto questo forse non sei in grado di capirlo, tantomeno di apprezzarlo. Ma vedi, è proprio per questo che hai fallito, stronza. E lo scrivo con animo faceto e gongolante.
VQ
Berlusconi indagato per strage mafiosa
La notizia circolava già da qualche tempo. Ma era (ed è) troppo difficile da accettare. Per quanto tutti noi (noi: persone oneste) abbiamo ritenuto da sempre Silvio Berlusconi un criminale, ci sono limiti che non si vorrebbero mai oltrepassare. Sapere dell’esistenza di prove che coinvolgono il capo del Governo italiano nelle stragi mafiose è dura da accettare.
Corruzione, compravendita di voti, degradazione morale, evasione fiscale, leggi ad personam, furti e sopraffazioni, eversione antidemocratica, tutte malefatte che da anni noi (noi: persone oneste) ci siamo abituati a collegare a Silvio Berlusconi ed alla combriccola di condannati impuniti che costituisce il suo partito (quello che noi persone oneste chiamiamo “associazione a delinquere”). Ma noi eravamo troppo onesti per immaginare quanto sta avvenendo.
A quanto pare la fuga dal partito berlusconiano di Fini e di altri esponenti politici potrebbe essere dovuta alla bomba criminale che sta esplodendo. Berlusconi e Dell’Utri (già condannato per mafia) sono indagati nell’inchiesta per la strage mafiosa di Firenze del 1993. Sarebbero tra i mandanti.
Chi ha votato per Berlusconi e per i suoi partiti-farsa negli ultimi sedici anni li ho sempre considerati dei babbei con picchi di idiozia criminale. Questi fatti vanno al di là della mia immaginazione. Leggete e riflettete:
- L’Espresso: Firenze indaga sul premier
- Corriere Della Sera: Strage dei Georgofili Continua la caccia ai mandanti
- Il Fatto Quotidiano: Inchiesta sulle bombe del ’93, Berlusconi e Dell’Utri indagati per strage
- L’Unità: I mandanti politici delle stragi del ’93, ecco l’indagine che agita Berlusconi
Verona connection: i leghisti, gli appalti e la mafia
Fonte:
- http://www.veramente.org/wp/?p=2503
- http://www.veramente.org/wp/?p=2471
- http://www.veramente.org/wp/?p=2454
1.
I leghisti sono i politici degli appalti e delle tangenti tanto quanto lo erano i socialisti di Craxi. Per rendersene conto non serve andar lontano. Basta dare un’occhiata alla progettata (ed in parte già attuata) devastazione del territorio di Verona e provincia: opere colossali, autodromi, centri commerciali, trafori, autostrade cittadine, persino centrali nucleari.
Il tutto infischiandosene delle regole, del buon senso e delle proteste dei cittadini. Per gli amministratori leghisti il denaro da intascare e le connivenze col mondo degli appalti sono molto più importanti delle necessità e dei desideri della gente comune e del rispetto del proprio territorio.
Un articolo su Veramente.org prende come piccolo esempio della malagestione degli appalti i lavori in corso a Verona, in via del Pestrino. La strada, uno degli snodi viari più trafficati della città, è chiusa dallo scorso 20 giugno per lavori commissionati da Acque Veronesi: installazione di tubature. La chiusura andrà avanti fino al 31 agosto. Oltre due mesi di chiusura totale per lavori che non occupano più di una corsia e che si limitano alla posa di tubi.
La chiusura completa della strada è senza dubbio eccessiva (vogliamo dire incivile?) Prova ne è il fatto che automobili e ciclomotori continuano a transitare sulla parte della carreggiata libera dai lavori: automobilisti ed operai se ne infischiano dei divieti secondo collaudata abitudine locale.
Il senso della chiusura quale sarebbe, allora? In caso di incidenti, l’azienda appaltatrice è salva: c’erano i cartelli. Chi paga, al solito, sono le persone oneste. Quelle che osservano le regole e si fanno chilometri di deviazione e traffico.
Facciamo un passo avanti. A che servono (ed a chi) quei lavori?
I nuovi tubi sono il prologo di una lottizzazione devastante, quella denominata “Residence Santa Caterina“, che dietro il bel nome nasconde la cementificazione di quasi diciottomila metri quadrati (17.700, per la precisione) di territorio accanto all’Adige, con buona pace (eterna) dell’ecosistema sopravvissuto bene o male fino ad oggi.
2.
Ma la città, dirà qualcuno, deve pur crescere. Giusto, Verona sta crescendo. Ma lo sviluppo di questi anni leghisti somiglia più ad un cancro che ad altro. La parola d’ordine è diventata degrado. Gli arricchiti del malaffare “padano” avranno anche bisogno di un nuovo residence dove parcheggiare SUV e chiappe abbronzate, ma nel frattempo la città, il centro storico, diventa barbarico ricettacolo di criminalità, violenza e disagio sociale. Ed il sindaco se ne frega, interessato a rimuovere gli ostacoli (cittadini, associazioni, ecc.) alla realizzazione dei suoi piani di devastazione territoriale e ad appuntarsi una nuova medaglia a favore della propria personale carriera politica. Alla faccia degli idioti razzisti che l’hanno eletto.
Che importa se il preteso “decoro pubblico” s’è fermato alle contravvenzioni al tramezzino pubblicamente ingerito ed alle persecuzioni contro i pericolosi ragazzi armati di chitarra ed allegria. Che importa se la statale 11 è ancora zona controllata dagli sfruttatori di prostitute, se si allargano le aree di degrado (v. l’ex lanificio Tiberghien come le ex cartiere), se Verona, grazie alla dilettantesca amministrazione leghista, è diventata la prima città del Veneto per rapine (fonte Fiba-Cisl).
La politica dei leghisti per la sicurezza, ammesso che si possa definire “politica” un’accozzaglia di affermazioni razziste e manifestazioni d’ignoranza, come era prevedibile, è fallita. La recente idea di costruire un Centro di identificazione ed espulsione a Verona è l’emblema di questo fallimento leghista. Un centro di prigionia del genere, che non risolve nulla mentre crea ulteriori conflitti sociali, violenze e degrado, è l’ennesima sparata propagandistica di un’amministrazione incapace di gestire i soldi pubblici.
Tutto ciò in un quadro deplorevole nel quale aumentano tasse e costo dei servizi, acqua, luce, gas, rifiuti, trasporto pubblico. E nel quale la polizia locale è diventata uno strumento di repressione della vita sociale e di esazione di tributi impropri. Così si spiega l’aumento vertiginoso – raddoppiate – delle multe distribuite. Difficile sostenere al contrario che i veronesi siano diventati improvvisamente una massa di criminali urbani.
Il fatto è che l’Amministrazione Tosi sperpera da anni il denaro pubblico e deve procedere di rapina per rimpinguare le casse pubbliche. Allora si svendono i palazzi storici, si limitano i lavori necessari e diventano faraonici quelli inutili che però porteranno immediatamente denaro in cassa. Il contestato progetto del traforo è l’esempio più evidente. Denaro pubblico che sarà ripagato, una seconda volta, dagli stessi cittadini, cui sarà imposto un salato pedaggio alle aziende private cui il sindaco leghista ha svenduto quella parte del territorio, in cambio del proverbiale piatto di lenticchie.
Un progetto che va molto oltre l’idea iniziale di una soluzione alla viabilità cittadina: secondo il Governo si tratta di un raccordo viario tra l’Alto Adriatico ed il Centro Europa. Per questo arriveranno centinaia di milioni di euro (si parla di una spesa di 450 milioni), la città sarà sventrata, il territorio stravolto, e ci sarà un’autostrada a protare dentro Verona il traffico pesante che ora resta all’esterno. Non c’è che dire: una bella prospettiva per chi abita in zona.
Ora basta pensare che contemporaneamente l’ente lirico più importante d’Europa è sull’orlo del fallimento, o che collezioni preistoriche del Museo di Storia Naturale sono rovinate per la conservazione in locali inadatti e magazzini di fortuna, per avere un’idea dell’attenzione che il governo leghista dedica alla salvaguardia della cultura locale. C’è poco da scandalizzarsi, in fondo non s’è mai visto un leghista interessarsi di una qualche forma di cultura.
3.
Più facile consentire parcheggi e centri commerciali, grattacieli e uffici: appalti su appalti. Con la prospettiva di attirare sempre più traffico verso il centro cittadino. E non solo automobilistico. Ricordiamo il progettato raddoppio dell’inceneritore di Ca’ del Bue: un appalto da1 118 milioni di euro per portare l’impianto ad incenerire fino a cinquecento tonnellate di rifiuti al giorno. Una dimensione che supera le necessità del territorio in un settore da sempre interessante per le organizzazioni criminali. C’è più di un elemento in comune con la Palermo cementificata di Ciancimino e Riina.
La correlazione non è casuale. Dopo la recente scoperta delle infiltrazioni malavitose endemiche nelle opere pubbliche in Lombardia, non si può fare a meno di pensare che anche le grandi opere veronesi possano destare l’interesse della mafia. Quali controlli sono stati effettuati sulle società coinvolte? Il 13 luglio scorso, ben trecento persone sono state coinvolte nella retata contro la ‘ndrangheta lombarda, compresi imprenditori, politici ed amministratori. Il quadro descritto da questa operazione svela una criminalità ben radicata nel nord Italia con importanti legami politici. E non è una situazione isolata.
La camorra è coinvolta nell’inchiesta sull’eolico in Sardegna, quella della cosiddetta “P3″, insieme ad importanti esponenti della maggioranza di governo, compresi sottosegretari, capigruppo e senatori di primo piano come Marcello Dell’Utri, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Appare un’inquietante scenario in cui le associazioni criminali sarebbero addirittura organiche ai partiti dell’attuale governo Berlusconi. In questo quadro è a maggior ragione necessario indagare sulle aziende ed i capitali in gioco per quanto riguarda le faraoniche opere pubbliche veronesi.
Verona non è mai stata un’isola felice, né, almeno negli ultimi anni, un esempio di buona amministrazione pubblica. La cronaca locale sempre più spesso s’occupa di mafia, le inchieste in corso e i beni malavitosi sequestrati nel veronese sono elementi concreti che raccontano una presenza mafiosa già radicata anche in questo territorio. E che la presenza della criminalità organizzata nelle grandi opere veronesi sia più di un semplice allarme teorico è confermato dall’attenzione prestata dalle forze dell’ordine e dalla procura a questo fenomeno criminale cui la politica dell’amministrazione leghista sta certamente semplificando le cose.
Gli eroi della cultura su Focus Extra
Sul blog di divulgazione scientifica “Gravità Zero“, citando un articolo di Massimo Polidoro pubblicato su “Focus Extra” di agosto 2010, vengono elencati alcuni nomi di “eroi della cultura”. Persone, cioè che «hanno combattuto contro le idee imperanti, la morale comune o l’ordinamento sociale», «sacrificando spesso tutto ciò che avevano, qualche volta perfino la propria vita»; «persone (politici, scrittori, scienziati) che hanno cambiato per sempre il modo di pensare di un popolo o dell’intera umanità, dando un impulso importante al progresso».
L’elenco comprende Maria Montessori, Andrej Sacharov, Franco Basaglia, Albert Schweitzer, Harvey Milk, Dian Fossey, Carlo Urbani, Aleksandr Solzhenitsyn, Anna Kuliscioff, Nelson Man
dela e Simone de Beauvoir. L’autore del post, Claudio Pasqua, invita poi a fare un gioco: “quanti di loro conosciamo e quanto conosciamo di quello che hanno lasciato
all’umanità?”
Io confesso di conoscere solo in modo superficiale la vita e le opere di Anna Kuliscioff e Simone de Beauvoir, pur riuscendo a collocarle correttamente nella storia culturale europea. Per questa mancanza, mi sono autocondannato… a leggere l’articolo completo su Focus Extra.
Vi ripropongo tale e quale lo stesso gioco: cosa sapete di queste persone (non vale sbirciare su Wikipedia o altrove)?
Scherziamo il temporale di fuori
Scattavo foto. Temprati da tropici in trasferta: la classe a volte è acqua, anzi sudore. Centinaia di sedie vuote che la luce restituisce bianche, grigie o rosse. Ancora due ore. Dal palco si legge persino la scritta “riservato”. Trovo al mio arrivo capelli nerissimi in lavorazione. Quelli rossi in tesissima attesa. L’immortalo un po’. Preparo, nel mio piccolo, veste e pipa. Scelgo l’ottica ed esco dal tempio senza chinarmi al legname scolpito.
Osservo il dintorno, l’erba esausta, la ghiaia rovente. Osservo gli altri pazienti, in attesa d’esser visitati dal pubblico pagante. I capelli sotto mani esperte passano vorticando a stabilità gelatinose. Un valzer laccato e truccato. E scattavo foto. Ancora un’ora.
Espressioni dubbiose ed ironiche rivolte agli specchi. Occhi stretti al sole, divertiti dal caso e da bazzecole fuorvianti. Ora le sedie non sono tutte vuote. Ancora mezz’ora. Approfitto della luce calante. Poi basta. Cerco Ermete nel fondo del borsone. Lo indosso piano piano. Celeste ha una veste scura. Quindi il pomeriggio cerca la sera. La indossa piano, ostentando indifferenza. Memi tace coi pugni sulle orecchie. Tonio cerca un fucile, seguito dai soldati. A sinistra qualcuno accende candele. L’arte è davvero così vicina alla follia?
Il sole è calato, la febbre sale, l’acqua è già finita. Ci si disseta di caffeina ghiacciata. Poche le sedie vuote, ormai quasi nere. Quelle piene emettono un sommesso vociare. Suggestivi gli scorci del palco illuminato. Non scattavo foto. Ancora un minuto. Mettiamo la giacca.
Quel che accade ora non si racconta. Si vive. Il tempo è sospeso. L’attore non invecchia durante gli spettacoli. A volte ritorna giovane. Può piangere per una lettera inventata, sfogare urla di rabbia per motivi fasulli, ridere per la rappresentazione di uno scherzo. La storia è simulata, i sentimenti no. L’attore non sa mentire.
Ci chiniamo al pubblico e torniamo semplici esseri umani. Ci togliamo la giacca. Celeste torna rossa, Pietro perde il cappello, Vittorio il bastone, Memi la camicia. Le candele si spengono, le armi si ripongono, la guerra è finita. Abbiamo donato, arricchendoci: la realtà ossequia questa follia.
Qualcosa è cambiato. Lo si legge su braccia, palmi, guance rubre, acconcie capigliature. Qualcosa è aggiunto. Lo si vede nei gesti e negli occhi e nell’espressioni condivise su una tavola calda. Calore è parola d’ordine delle notti di mezza estate. Quelle afose, che non c’è sonno e non c’è sogno.
Si sta, semplicemente, seduti a semicerchio, scherzando il temporale di fuori. Regaliamo una nuova figura alla parola “vicini”.
Spiritualismo New Age: non troverai quel che stai cercando
Articolo originale: www.csicop.org (Ottobre 2009)
Autore: Karen Stollznow (accademica, scrittrice e investigatrice del paranormale dello Skeptical Kind. È dottore in Lingue, di formazione storica, e scrive articoli, libri, sceneggiature e saggi accademici. È direttrice del Bay Area Skeptics, un comitato membro del CFI San Francisco ed una inesauribile scrittrice per molti siti e pubblicazioni, compresi Bad Language, Skeptical Inquirer, Bay Area Skeptic’s Blog, James Randi Educational Foundation’s Swift e Skepchick).
Traduzione: Alessandro Falcone
Articolo tradotto e pubblicato per gentile concessione del Committee for Skeptical Inquiry (CSI)
Spiritualismo New Age: non ho ancora trovato ciò che cerco
Un amico che ha una libreria una volta mi ha detto: “Allo scaffale New Age sembra che i clienti vogliano acquistare tutti i libri ma non trovano mai ciò che stanno cercando”.
Lo spiritualismo New Age ha origine nel movimento dello spiritismo spirituale del diciannovesimo secolo che introdusse il mondo ai medium, channeling, tavolette Ouija ed alle sedute spiritiche (ed alla frode paranormale). Oggi, la spiritualità congloba un’ampia varietà di credenze e pratiche.
Lo spiritualismo New Age è una religione oppure una via per abbandonare la religione?
Lo spiritualismo in sé può non essere una religione, ma può includerla. Le credenze spiritualistiche spesso integrano elementi di filosofia, cultura, linguaggio e rituali provenienti dalle religioni storiche miscelate con pseudoscienza e paranormale (come il voodoo). Lo spiritualismo si origina soprattutto da Cristianesimo, Ebraismo, Buddismo ed Induismo, ma anche da religioni indigene ed altre fedi.
I credi spiritualistici possono essere politeisti o monoteisti, e la divinità più importante può essere un Dio, una Dea, un Creatore, un Essere Supremo od una Presenza Onnipotente. Tuttavia lo spiritualismo non è sempre teista. Per coloro che percepiscono se stessi come non credenti in un dio ma ancora “spirituali“, le credenze spiritualiste sono compatibili con l’ateismo. Per questi credenti, l’altissima forza non-divina può essere il Cosmo, il Chi, il Prana, l’Amore, la Luce o la Forza Vitale.
Lo spiritualismo è spesso inteso come una religione, come accade con l’ateismo, poiché la struttura della religione è il nostro modello cognitivo di comparazione. Tuttavia, non c’è una chiara demarcazione nel continuum tra la fede e la non-fede. Ci sono dei parallelismi, poiché lo spiritualismo è un sistema fideisico, ma è eclettico, non strutturato, dinamico ed idiosincratico.
Le persone che praticano qualche forma di spiritualismo possono descrivere se stessi come persone spirituali, ma non necessariamente si autoidentificano sotto l’etichetta di spiritualisti od usano quella di spiritualismo per designare il loro credo.
Privo di denominazioni o sette, lo spiritualismo è composto di comunità libere che spesso sfuggono ad ogni classificazione. In alternativa, ci possono essere categorizzazioni in gruppi, come la teoria dell’omeopatia o le varie scuole yoga. Tale ampiezza e frammentarietà provoca un continuo emergere di nuovi credi, come la nuova “religione” della medium Sylvia Browne, la “Society of Novus Spiritus“.
Molti degli esponenti considerano un valore dei credi spiritualisti questa mancanza di etichette e di una struttura rigida. E’ una religione senza un codice di regole. Non c’è una teologia unificata, non caratteristiche universalmente definite, né una storia collettiva. Non c’è una dottrina. Il libro sacro dello spiritualismo è qualunque libro di auto-aiuto sia presente al momento nella lista dei best-seller del New York Times. I preti ed i papi dello spiritualismo sono autori e celebrità, compreso il mentore motivazionale che cammina sul fuoco Tony Robbins, il medium John Edward, e Wayne Dyer e Phil McGraw, i profeti laureati.
L’intersezione tra spiritualismo e religione spesso sfocia nel misticismo. I riti delle Chiese Pentecostali e Carismatiche, come il parlare in lingue diverse, la divinazione e le guarigioni per intercessione dell Spirito Santo, sono anch’esse pratiche spiritualistiche. Ma non c’è una singola Casa del Culto; la “chiesa” temporanea è la classe di yoga o il workshop di reiki. Anche se non esistono servizi liturgici formalizzati, lo spiritualismo è spesso ritualistico. I sostenitori dello spiritualismo inviano il loro credo e le richieste non solo con la preghiera, ma anche con altre forme di intercessione, comprese meditazione, mantra, pilates ed affermazioni di postività.
Invece dell’ingresso in Paradiso, i credenti spiritualisti hanno gli obiettivi più esoterici di giungere all’illuminazione, alla consapevolezza, alla sensibilità, all’unità e al ricordo. In base alle preferenze culturali, lo scopo è una ricerca spirituale individualistica per trovare il tuo vero te stesso oppure è collettiva: tu diventi parte del Grande Tutto o Mente Superiore.
Lo spiritualismo non offre solo la salvezza dell’anima, ma anche il Brodo di pollo per l’anima1. S’interessa di mente, corpo e spirito e promette una utilità pratica. E’ una religione di auto-aiuto che predica ai suoi parrocchiani sulle medicine alternative, invecchiamento, attivismo, dieta, ambientalismo, relazioni, arte, musica, finanza, carriera, pace, politica, psicologia, scienza, sessualità, qualità della vita e aldilà.
Dio ci dice di “non fare agli altri ciò che non vogliamo che gli altri facciano a noi“, ma non può aiutarci a perdere peso. Lo spiritualismo è più olistico che sacro ed afferma di curare una bizzarra varietà di “problemi della vita“: ci insegna come sviluppare la sicurezza, leggere il linguaggio del corpo, interpretare i nostri sogni, aumentare la potenza del cervello, sviluppare i nostri poteri extrasensoriali, superare lo stress, attraversare le differenze tra i sessi, fare sesso migliore, curare l’impotenza, sembrare dieci anni più giovane, farsi degli amici ed influenzare le persone.
Dio aiuta coloro che aiutano se stessi, ma la religione parla spesso di fatalità e di accettazione del proprio destino. Lo spiritualismo non aspetta che Dio riveli il suo progetto; può farlo un sensitivo. Nostradamus ed il Codice della Bibbia ci forniscono le profezie (che sono interpretate soggettivamente). Intuitivi, sensitivi ed astrologi apparentemente ci offrono scorci del futuro (usando la cold reading). Perché aspettare che Dio si ricordi di te quando la tua vita può migliorare nel tempo che ci vuole per leggere Divertiti e Sii Felice in 30 secondi?2
Lo spiritualismo è un istant karma! I libri new age ricolmi di rimedi veloci per cambiarti un po’ la vita. La religione sembra occuparsi del potere esercitato su di noi, ma lo spiritualismo promette più potere, fornendoci il controllo sulle nostre vite. I sostenitori promettono che leggendo i loro libri e seguendo i loro corsi si avrà un’esperienza di cambiamento della vita… a modico prezzo.
Per gli Anziani Mormoni ed i Testimoni di Geova, la loro fede è gratuita. C’è la “buona notizia” da condividere, che sia porta a porta o da un pulpito. Di solito le Bibbie sono in omaggio, a puoi anche trovarne una nella tua camera d’albergo, dovessi dimenticare di portare la tua copia. Tuttavia, i promoter spiritualisti spesso hanno un atteggiamento da noi-sappiamo-qualcosa-che-tu-non-sai, sebbene siano disposti a venderti questo sapere. I custodi del segreto sono stati messi a tacere, fino ad oggi. E’ una cospirazione. Come i libri di Kevin Trudeau, questa è informazione che “loro non vogliono che tu sappia“3.
Le celebrità diventano missionari per le loro credenze. Se ami i loro film e la loro musica, adesso prova la loro religione. Madonna promuove la Kabbalah, Tom Cruise Scientology. Lo spiritualismo è pure bizzarro. Gli ultimi prodotti e tecnologie sono salutati come miracoli finché falliscono anche come placebo. Sul tapis roulant spiritualista, i nuovi concetti sostituiscono in fretta quelli vecchi. I credenti passano dall’indossare bracciali di rame alle collane magnetiche e dal seguire diete macrobiotiche alla trofologia, alla dieta low-carb, ai superfoods, alla clean-eating.
Il succo di Noni tahitiano e le bacche di Goji himalaiano sono moderni estratti di serpente presentati come elisir di giovinezza e di vita eterna. Il cilicio e l’autoflagellazione sono penitenze per i peccati, ma nello spiritualismo le punizioni sono “trattamenti” per disintossicazione. Le sessioni di yoga da undici ore, l’argento colloidale, le candele per l’orecchio, i massaggi con le coppette, la purificazione, l’irrigazione del colon, l’irrigazione nasale con un Neti Pot, sono così cattivi che devono farti bene.
Come una tazza di camomilla, lo spiritualismo è lenitivo. Ci dice quel che vogliamo sentire. Abbiamo vite passate e continueremo ad essere reincarnati. Non moriremo; le nostre anime sono di passaggio. C’è un’aldilà spirituale dove i nostri angeli custodi ci sorvegliano e ci proteggono. I nostri cari sono andati avanti, passati dall’Altra Parte, e ci aspettano là. I medium affermano di ricevere messaggi dai nostri amici e parenti, se ci accontentiamo del messaggio standard, “Tua mamma ti vuole bene”. 
I credi spirituali possono dare alla gente false speranze. Terapisti alternativi affermano di poter curare l’incurabile. Per migliaia di dollari, una clinica di Tijuana garantisce di guarire i malati di cancro. Per qualche migliaio in più, un particolare dispositivo zapper si presume che guarisca il tuo fegato malato, purifichi il tuo sangue, rinforzi il tuo sistema immunitario, e ti cura da malattie che nemmeno sapevi di avere. Chiropratici ed agopuntori promettono di trattare il tuo dolore cronico. Guaritori spirituali promettono di guarire malattie terminali con le loro mani, senza strumenti chirurgici o anestesia (o successo). Per una sostanziosa “donazione”, gli evangelisti realizzano miracoli Gesù-style, in cui il cieco vedrà e quelli sulle sedie a rotelle cammineranno di nuovo (perché sono complici confusi tra il pubblico).
E se non ti piace, non ci credere. Senza un’ideologia definita, i credenti possono permettersi lo shopping spirituale. Ciò dà luogo all’adozione (e abbandono) ad hoc di credenze e pratiche. Qualcuno vede la libertà di scelta al suo massimo, ma questa raccolta di ciliegie spirituali spesso nasconde problemi sottostanti, che alimentano ipocrisie. La gente prova un po’ tutto e scarta ciò che non funziona o che non si adatta ai propri gusti. Il motto di Sylvia Browne riassume l’etica spiritualista: “Prendi ciò che ti piace ed abbandona il resto“4.
Gli scettici devono essere scettici a proposito dello Spiritualismo New Age?
Innanzitutto, le credenze spiritualiste sono pseudoreligiose, ma spesso sono anche credenze pseudoscientifiche. I sistemi di credenze tendono ad essere fuori dall’ambito dello scetticismo per molti scettici, ma le pratiche irrazionali, pericolose e ascientifiche sono sempre una nostra preoccupazione e sono spesso testabili.
Lo spiritualismo è spesso descritto come una religione, ma è anche descritto come una scienza. Ciò può disorientare il consumatore. I propugnatori affermano di essere stati anch’essi scettici finché non sono stati convinti dall’evidenza. Le prove aneddotiche sono sempre prove, no? Le preparazioni omeopatiche sono sugli scaffali delle farmacie accanto all’aspirina. Le erbe sono naturali, quindi devono essere sicure. La Medicina Tradizionale Cinese c’è da migliaia di anni. Il naturopata ha modi più gentili del medico. L’unica cosa con cui è sostituita la scienza è l’esotico; se è forestiero (specialmente orientale), è permeato di indiscutibile autorità e saggezza.
La scienza ha credibilità, e lo spiritualismo può apparirne il completamento. La parapsicologia ed il postmodernismo hanno una facciata scientifica. Il dottor Deepak Chopra è un medico. Bruce Lipton mira a costruire un “ponte tra scienza e spirito“5 Il Feng Shui è adattato per gli affari, e ci sono consulenti finanziari psichici. Dosi omeopatiche di fisica sono miscelate con la fisica iperdimensionale e la linguistica con la Programmazione Neuro-Linguistica. L’astrologia si pone sullo stesso piano dell’astronomia, e le declinazioni del tema natale prendono sembianze di scienza. I rilevatori elettromagnetici sono strumenti scientifici, usati in modo del tutto inutile per cercare fantasmi. Lo spiritualismo non usa il metodo scientifico; il suo approccio è metafisico, non empirico.
Alcuni dei propugnatori dello spiritualismo sostengono idee imprecise e spesso pericolose. Le organizzazioni anti-vaccinazione organizzano campagne allarmistiche, lasciando le comunità in balia delle malattie infettive. I teorici del complotto sull’allunaggio mettono a rischio la comprensione della scienza da parte del pubblico. I revisionisti storici riscrivono la storia in modo distorto. Persino se una teoria spiritualista è dimostrata sbagliata, viene reinterpretata come “corretta“. La fine del mondo sta sempre per arrivare, ma improvvisamente diventa una metafora per qualunque problema globale di attualità. Naturalmente, il prossimo Armageddon pianificato è quello vero!
Certo spiritualismo è colpevole di demolire la scienza ed è dannoso quando compromette attivamente ciò che è noto. Scienziati trasformatisi in pseudoscienziati commettono quest’atto di irresponsabilità accademica. Costoro ignorano la scienza e dimenticano la loro istruzione formale, però ostentano la propria qualifica, invocando il lessico della scienza con convincente autorità. Il metalinguaggio di fisica, matematica e neuroscienza è adottato per fare appello all’intelligenza dei consumatori. Scienziati ai margini tentano di convincere il pubblico con termini convenzionali ma ambigui come “quantum” e “energia“.
Termini riconoscibili, che danno fiducia, sono usati per spacciare in modo convincente concetti spirituali. Praticoni spirituali sono chirurghi psichici, detective psichici e terapisti erboristi. Il non ortodosso è rappresentato come ortodosso, offrendoci medicina ayurvedica e vaccini omeopatici. Il nome della scienza è abusato nella Scienza di Arricchirsi6 e nella Scienza Cristiana. Scientologisti e Raëliani mescolano fantascienza nelle loro teorie.
“sensazioni istintive“, “intuizione” e “sapienza” sono usati per difendere affermazioni straordinarie per cui non esistono prove straordinarie. Invece di affrontare l’Onere della Prova, chi fa queste affermazioni pretende che gli scettici si occupino di confutare le loro scandalose rivendicazioni. Le correlazioni equivalgono a rapporti causali per alcuni non-scettici, ed il Rasoio di Occam è semplicemente ignorato.
Magra consolazione o cultura?
Lo spiritualismo new age riempie il vuoto lasciato dalla secolarizzazione. I credi e le pratiche spiritualiste tentano di affrontare le mancanze della religione e le lacune della conoscenza, offrendo una moderna alternativa. L’autoidentificazione come “persona spirituale” affronta convenientemente la questione “In cosa credi?” Altrimenti, sei soltanto un immorale ateo senz’anima.
Lo spiritualismo non è apertamente religioso, e forse è per questo che richiama alcune persone come un credo secolare non impegnativo per coloro che non sono pronti ad abbandonare le bardature della religione. Ma è una fuga dalla religione. I credi spirituali possono essere trampolini di lancio sulla via per allontanarsi dala religione.
Forse siamo tutti un po’ spirituali per necessità sociale. Le credenze e le pratiche spirituali tendenzialmente riflettono la cultura e il modo di vivere popolare. In un certo senso, quando diciamo “Grazie a Dio“, o parliamo di “anima” o “spirito“, bruciamo un bastoncino d’incenso, compriamo cibo organico, leggiamo l’oroscopo sul giornale o ci autocuriamo con integratori vitaminici, stiamo solo vivendo nel nostro tempo. Queste cose sembrano mere abitudini, ma non vogliamo assegnare un significato non correlato a questi atti.
Qualcuno vede la spiritualità in ogni esperienza. Alle menti in cerca di un significato, un semplice pensiero diventa epifania. Le emozioni diventano intuizione. Un terremoto diventa un Atto di Dio. Una eclissi solare diventa un cattivo presagio. Il legame con un animale diventa mistico. Sopravvivere ad un incidente innesca un sentimento religioso. La nascita diventa miracolosa. La morte diventa sacra.
Alcuni trovano esperienze spirituali nella vita sociale. Le coincidenze diventano sincronicità. La fortuna non è costruita. Influenze esterne cambiano le nostre vite. Scegliamo i genitori prima di nascere. I nostri amici sono spiriti affini. Il nostro partner è la nostra anima gemella. Tendiamo a ricordare i colpi a segno e dimenticare quelli mancati. Ricordiamo l’incontro casuale che ci ha fatto conoscere il nostro partner, ma dimentichiamo l’incidente stradale e le relazioni finite male. Oppure le liquidiamo come “sfortuna” e vediamo i fallimenti come “lezioni di vita” che “dovevamo incontrare” lungo il percorso per trovare i veri noi stessi.
Alcuni trovano esperienze spirituali nella natura. La complessità della natura è male interpretata come prova di un creatore o progettista. Deriviamo una incredibile soddisfazione emotiva dai fenomeni fisici. Qualche desiderio su stelle cadenti e arcobaleni. Tramonti e cieli notturni ispirano romanticismo, malinconia e speranza. Queste forti emozioni possono essere tanto travolgenti da far sembrare che vengano da altrove, invece provengono da dentro. E’ questa la connessione naturalistica con l’universo di cui parlava Carl Sagan7, ma il senso di suggestione è frainteso come divino.
Lo spiritualismo è ciò che noi facciamo spirituale. Questione di significato. Tendiamo a pensare alle nostre “esperienze spirituali” come qualcosa di unico e profondamente significativo, ed esse lo sono… per noi. Sono senza dubbio profonde, ma sono esperienze umane ed esperienze individuali. Assegnare loro una ulteriore importanza è un tentativo soggettivo di comprendere il mondo oggettivo.
Per molti, lo spiritualismo è una ricerca in corso. La ricerca della verità finisce in falsità. Sciamani e guru sono falsi dei. L’illuminazione diventa disillusione.
Ma molti ricercatori dello spiritualismo new age non troveranno mai ciò che stanno cercando…
Note
- Canfield, Jack. 1993. Chicken Soup for the Soul: 101 Stories to Open the Heart and Rekindle the Spirit. Florida: Health Communications, Inc. ↩
- Lluch, Alex. 2009. Enjoy Life and Be Happy in 30 Seconds: Daily Steps to Enrich Your Life. San Diego: W.S. Publishing. ↩
- Trudeau, Kevin. 2005. Natural Cures “They” Don’t Want You To Know About. Birmingham, Alabama: Alliance Publishing. ↩
- Sylvia Browne, www.sylvia.org/home/aboutnovus.cfm (accesso del 14 settembre 2009). ↩
- Bruce Lipton, www.brucelipton.com (accesso del 14 settembre 2009). ↩
- Wattles, Wallace. 2007. The Science of Getting Rich: Find the Secret to the Law of Attraction. Waterford, Michigan: Wilder Publications. ↩
- Sagan, Carl (edited by Ann Druyan). 2006. The Varieties of Scientific Experience: A Personal View of the Search for God. New York: Penguin. ↩
Got to be good looking…
…’cause she’s so hard to see 1
È difficile farle la foto. Il volto attira le ombre. S’intuisce una linea interessante. S’immaginano occhi luminosi. Due riflessi color di luce sospesi nel buio. Più sotto appare il corpo.
Dinamica armonica suggerisce un legame tra quei riflessi e l’insieme di braccia, seni, ginocchia, fianchi. Un cavaliere senza testa affronta la propria memoria. La vittoria è una frase, un movimento. Altre persone attendono alle sue parole, ai suoi gesti.
Uno specchio si solleva e torna giù, clamoroso. L’occhiata non umana ferma quell’istante metallico. Dalle porte aperte passa un poco d’aria. Voci, voci che chiudono. La scena è tutta tua.
Emergo per respirare.
È difficile vederla. Non c’è nemmeno la luna. Intuisco un fruscio. Immagino il volto. La brace d’una sigaretta volteggia. Una lampada ti svela di spalle. Ridi, finalmente.
Note
- Come Together, Lennon-McCartney, 1969 ↩
La mia banca è indifferente. Parte 2
Dopo accurata verifica delle diverse offerte, e raccolti i pareri di conoscenti che hanno già un conto online, ho optato per WeBank.
Dal sito web della banca ho cominciato a compilare i moduli per l’apertura del conto. Un dubbio a proposito di una delle informazioni richieste mi ha bloccato. Allora ho chiamato il numero (verde) dell’assistenza. L’operatrice, molto gentile e preparata, ha proposto di completare per telefono la procedura. Così ho fatto, ottenendo in più una completa informazione sulle possibilità, le implicazioni di certe scelte ed i passi successivi da eseguire per l’apertura e l’attivazione del conto. Infine, mi ha lasciato il suo nome, per chiedere di lei nel caso avessi ulteriori domande o dubbi.
Dieci minuti dopo, avevo già ricevuto per e-mail una copia del contratto già compilato e da firmare in una agenzia per convalidare l’identificazione fisica obbligatoria all’apertura del conto.
Il giorno successivo, quindi, sono andato in un’agenzia BPM col contratto e copia del documento di identità. Apposte le firme necessarie, ho lasciato al funzionario il tutto perché fosse spedito per posta interna. Dopo quarantott’ore un SMS mi avvisa che il contratto è arrivato, però manca qualcosa: firma e timbro dell’agenzia BPM. Mi hanno rispedito indietro il plico.
Pochi giorni dopo lo ricevo, lo stesso giorno ritorno in agenzia e spiego quale sia stato il loro grossolano errore. Sotto i miei occhi l’addetto firma e timbra. Con un imbarazzo minimo, ma visibile. Poi mi lascia una copia della pagina e trattiene il contratto per reinviarlo in sede: “Non si preoccupi, ci pensiamo noi via posta interna!” Io non mi preoccupo. E’ giovedì. Venerdì sera un SMS annuncia l’arrivo del contratto (quasi le dieci di sera: lavorano fino a tardi?). Un’ora dopo un nuovo messaggio mi annuncia l’apertura del conto. Alcune e-mail mi comunicano coordinate, modalità di accesso e l’avvenuta spedizione dei documenti. Il lunedì mattina mi viene annunciato l’invio del bancomat.
Tutto molto veloce e preciso, a parte la brutta figura dell’agenzia.
Biblioteca in tasca: gli eBook reader
Qualche giorno fa ho manifestato l’intenzione di acquistare un ebook reader.
Ci penso da molto tempo, in verità. Ma fino a pochi mesi fa i prezzi erano più alti del mio bisogno reale, per cui ho soprasseduto. Oggi, invece, il costo si è mediamente almeno dimezzato, la disponibilità di titoli in formato elettronico è già sterminata ed in costante crescita ed aumentano i quotidiani e le riviste che forniscono versioni elettroniche. Senza contare i molti progetti in corso per la digitalizzazione dell’intero patrimonio librario umano, cui contribuiscono università, biblioteche, enti culturali, editori ed aziende informatiche.
Quindi è tempo anche per me di entrare nel mondo dei libri elettronici. Ho scelto un modello che consente di usare lo schermo non solo per leggere, ma anche di scrivere a mano libera e disegnare con uno stilo. Per cui è possibile sottolineare ed annotare i libri durante la lettura, ed avere un blocco appunti virtualmente infinito per note e disegni.
Vorrei ridurre l’enorme quantità di documenti (e relative stampe) che mi tocca tenere a portata di mano per lavoro e per altre attività. E poi sono da sempre un lettore da decine di libri e riviste all’anno. E già uso da tempo in modo sempre più consistente testi in formato elettronico (che non ho alcuna intenzione di stampare), soprattutto quando si tratta di testi a stampa ormai irreperibili o rari ma facilmente recuperabili via web.
Ho manifestato la mia intenzione, dicevo, con un messaggio via sms verso i social network. A questo messaggio qualcuno ha risposto con il link ad un articolo fortemente critico verso questi apparecchi, giudicati a mio parere troppo frettolosamente “una cosa inutile è diventata indispensabile, faticosa, costosa” da chi, evidentemente, non ha molta dimestichezza con i libri e con la tecnologia. Quindi a mia volta rispondo, ma argomentando le mie critiche (feroci) nel modo che segue.
Il breve post mi pare sia estremamente superficiale. Costruito più su un retrogrado qualunquismo antitecnologico che su una effettiva conoscenza dell’argomento in discussione. Si apre con una inconcludente critica all’abitudine di acquistare acqua gasata al supermercato invece di bere quella del rubinetto di casa. Sarebbe, questa, “una cosa inutile”, però lo stesso autore ammette che “anche a me piace l’acqua gassata”. In altre parole, la soddisfazione di un piacere sarebbe, a detta di costui, qualcosa per cui non vale la pena andare al “supermercato a cento metri da qui”. Tuttavia, incoerentemente, lui ci va. Beh, forse non è poi così inutile, quindi…
Dimostrando un’insospettabile pindaricità, l’autore ci informa che in realtà non vuole parlare d’acqua minerale, ma di libri. Ma non chiarisce quale sia il nesso. Sottolinea che “il loro uso fondamentale è la lettura (anche se non esclusiva)”, lasciandoci immaginare a quali altri utilizzi sottoponga egli i suoi libri. Poi, grazie alla sua incomparabile perspicacia, siamo avvertiti che, nel caso volessimo leggere un libro, “occorre la luce, gli occhiali se sei presbite, e null’altro”. Dimentica i miopi, ma è un peccato veniale. 
Armati di cotanta sapienza, veniamo colpiti dalla rivelazione: “all’orizzonte c’è una minaccia, anzi un gruppo di minacce in concorrenza fra loro: i vari lettori”. Tutto qui. Non sappiamo chi o che cosa sia minacciato, né in cosa consista tale presunta minaccia. Il nostro autore si limita ad una descrizione dei “lettori” eufemisticamente pressapochista. Viene citato il tabletPC di Apple (che non è un ebook reader), impropriamente ed immotivatamente definito “mitico”, e “anche quelli aggeggi solo ad uso lettura” 1. L’unico dettaglio che ci viene fornito è “che hanno nomi strani (uno ricorda certe merendine al cioccolato)”. Se questa voleva essere una battuta, è decisamente floscia.
A questo punto, senza alcuna logica, arriva improvvisa la conclusione:
“questi favolosi marchingegni hanno un solo scopo: diventare indispensabili. A noi ignari consumatori viene raccontata la fanfaluca che nascono con la nobile intenzione di diffondere meglio i libri, di permettere ad ognuno di noi di girare con la biblioteca pressochè universale in tasca, di abolire l’ingombro cartaceo a favore del piacere infinito del sapere in tasca”
Quali elementi vengono portati a supporto di queste affermazioni? Nessuno.
Viceversa, se ipotizzassimo una completa ignoranza in fatto di tecnologia e di editoria del nostro autore, essa costituirebbe in effetti l’unica giustificazione possibile per il suo grossolano errore di valutazione.
I lettori di ebook, con tutta la ricerca tecnologica che sta dietro la cosiddetta “carta elettronico” (e-Paper 2, che riproduce il “feeling” della carta e dell’inchiostro su un particolare tipo di schermo digitale che non ha nulla a che vedere con gli schermi LCD dei computer), nasce esattamente per i motivi cui lui non vuole credere. Ossia per permettere di avere a portata di mano e senza alcuna difficoltà intere biblioteche da leggere come se fossero stampate su carta. Non certo soltanto per il semplice “piacere” del “sapere in tasca” (e non ci sarebbe comunque nulla di male, come la storia dei videogiochi tascabili dimostra), ma anche per scopi meramente professionali (manuali tecnici, schede di riferimento, documentazione operativa) o di studio (manuali, annotazioni, evidenziazioni ed appunti direttamente collegate al testo). Senza citare i vantaggi in termini economici ed ecologici (risparmio in fase di produzione della carta, degli inchiostri, di stampa del libro, di trasporto e distribuzione delle copie fisiche, ecc.) ed il fatto banale che i libri digitali costano meno.
Documenti e libri in formato elettronico esistono da decenni. Viviamo nell’epoca delle comunicazioni digitali globali, delle e-mail, di internet, e della diffusione della cultura in formato elettronico. In particolare il formato digitale dei libri è già oggi uno dei canali editoriali con la crescita più vigorosa in assoluto. Per fare un esempio, una delle maggiori catene di librerie degli Stati Uniti (e del mondo), Barnes&Noble, ha visto nel 2009 crescere la vendita di ebook del 51%, mentre le vendite delle sue quasi 800 librerie sono calate del 3%. E le previsioni per quest’anno indicano un probabile ulteriore incremento del 75% del mercato digitale 3.
Da segnalare anche l’estrema facilità ed economicità di produrre e distribuire libri elettronici, attività realmente oggi alla portata di tutti.
Con un ebook reader in mano, chiunque può cercare, comprare, ricevere e cominciare a leggere (o ad ascoltare, tramite le funzioni di lettura ad alta voce dei testi) il nuovo libro del proprio autore preferito (volendo, anche in lingua originale) comodamente seduto in poltrona nel giro di pochi secondi. Chi può essere tanto miope da non vedere quanto queste possibilità favoriscano oggettivamente e concretamente la diffusione e l’accesso alla cultura?
Basta pensare per un attimo – un attimo solo – a quante persone, svantaggiati per età o disabilità fisiche, questa tecnologia possa migliorare da subito la qualità della vita, per capire la portata della rivoluzione in atto. Altro che acqua minerale: è un vero e proprio rubinetto inesauribile di cultura a portata di mano (ricordiamo infatti che esistono migliaia e migliaia di titoli reperibili in modo completamente gratuito).
Niente e nessuno obbliga ad acquistare un lettore di libri elettronici. Ma l’incapacità di comprendere una nuova tecnologia non autorizza certamente a liquidarla a priori come qualcosa di “inutile e costoso”.
Insomma, gli ebook reader sono un elemento della nostra società, come i computer ed i telefoni cellulari. Sono indispensabili? Forse no: del resto si può fare a meno anche della televisione e del forno a microonde, dell’automobile e dei social network. A patto, ovviamente, di rassegnarsi a restare tagliati fuori dall’evoluzione della società contemporanea, nel ghetto dei retrogradi.
Note
- Vengono così confusi insieme i lettori di eBook e i tabletPC (come iPad di Apple), ignorando del tutto le profonde differenze tecnologiche che li rendono di fatto prodotti completamente differenti, costruiti per utilizzi del tutto diversi e solo parzialmente sovrapponibili ↩
- Per una descrizione della tecnologia e-Paper, v. Wikipedia ↩
- fonte: Punto-Informatico ↩









