Ridicoli Complotti #1: la religione cospirazionista

Nuovo Ordine Mondiale (da http://zosotruthtalk.ning.com/)

I padroni del mondo (secondo i complottisti)

Saluto i lettori di questo blog e ringrazio la crew che lo amministra per lo spazio concessomi.
Da qualche anno seguo il mondo delle teorie complottiste, ovvero quelle reccolte di affermazioni prive di fondamento – spesso prive di senso – che dovrebbero, secondo i loro sostenitori, dimostrare l’esistenza di improbabili complotti mondiali. In questa rubrica mi occuperò di alcuni aspetti di questo fenomeno.

Chiariamo subito una cosa. Nessuno nega che nella storia dell’umanità siano state ordite delle cospirazioni. Sappiamo, però, che nessun complotto resta a lungo segreto e che più grande è il numero di coloro che vi partecipano, più alta è la probabilità che sia scoperto e sventato in fretta. Difficile quindi sostenere che – come affermano i sostenitori della teoria delle cosiddette “scie chimiche” – possa esistere una cospirazione che operi per decenni a livello mondiale, coinvolgendo migliaia di persone, senza defezioni, errori o tradimenti che rivelino il segreto.

In ogni caso, qualsiasi ipotesi di complotto (come qualsiasi ipotesi, in generale) dovrebbe fondarsi su fatti anomali, indizi e prove concrete che escludano spiegazioni di gran lunga più semplici e realistiche. Tutto ciò molto prima di formulare una teoria ed indagare per dimostrarne la fondatezza.

Per cestinare come spazzatura la quasi totalità delle teorie cospirazioniste, è di solito sufficiente verificare la prima condizione: esistono fatti o fenomeni anomali? Ad oggi, nessun sostenitore di queste bufale è stato in grado di presentare il minimo indizio in questo senso.
Sì, citano in continuazione una montagna di presunte prove (spesso definite “la prova di“, o “la pistola fumante“), Che però si rivelano invariabilmente frutto di ignoranza su specifici argomenti (i complottisti non sono mai esperti nelle materie che decidono di indagare) o banale incapacità di comprendere le fonti che si procurano. Non troverete mai, per esempio, un ingegnere strutturista esperto in grattacieli che concordi con la teoria del complotto sugli attentati alle Twin Towers di New York. Il teologo che l’ha formulata per primo probabilmente non ha mai progettato nemmeno una cuccia per cani. Allo stesso modo, nessun meteorologo riuscirebbe a non ridere di fronte alla paura di certuni per le scie di condensa che si formano dietro gli aerei. Pensate che un geometra disoccupato che ne parla da anni, usa il “gigabyte di watt” per misurarle, qualunque cosa sia.
Non sono affatto rari, infine, i casi di deliberata manipolazione delle fonti per adattarle alle proprie credenze.

Credenze” è una parola chiave. Il complottista non vuole scoprire la verità, ciò che desidera fortissimamente è che qualcuno gli creda. E per quanto assurda possa essere la sua teoria, ci sarà sempre in rete un babbeo tanto sprovveduto da credergli. S’instaura tra di essi un rapporto di tipo religioso fondamentalista. Il sacerdote/profeta rivela una “verità” che egli è l’unico in grado di vedere ed il fedele ci crede ciecamente, pur in assenza di qualunque riscontro con il mondo reale. Chi non crede al profeta, chi osa anche solo fare domande, chiedere chiarimenti, è immediatamente marchiato come infedele e quindi parte del complotto.

Fantasie complottiste: agenti provocatori (da http://www.fashionising.com)

Fantasie Complottiste

Si comprende facilmente come la fragilità psicologica dei credenti e la frustrazione dei “profeti” (spesso individui con una storia personale di fallimenti) possa sfociare in un estremismo anche violento contro i cosiddetti “disinformatori“, o “occultatori” (ossia, tutti quelli che spiegano l’inconsistenza delle varie teorie complottiste, denominati anche “debunkers”). Non si contano infatti gli episodi di diffamazione, calunnia, violazione della privacy e minacce via internet messi in atto dai sostenitori delle teorie complottiste. Provate a cercare un qualsiasi blog, sito web, canale Youtube, pagine e gruppi Facebook o forum online che affronti un argomento cospirazionista e potrete rendervi conto del linguaggio e del comportamento asociale di questi individui.

Nei prossimi articoli di questa rubrica, vedremo alcuni casi concreti di psicosi complottista. Nel frattempo, per scoprire questo mondo bizzarro in modo leggero e divertente, io vi consiglio di cominciare dal blog Perle Complottiste sul quale sono raccolte “le meglio fregnacce” cospirazioniste italiane.

Se avete curiosità particolari, domande o altro, potete usare la nostra pagina contatti.
Per ora chiudo qui.

C’è ancora domani

E allora t’alzi di scatto dalla poltrona. Disperazione negli occhi. Afferri un paio di forbici… Sono troppo piccole. Cerchi quelle grandi, quelle affilate. Le trovi. Senza pensarci alzi il braccio, prendi nel pugno i capelli e tagli.

Fermo. Che hai fatto.
Nulla. Sei sempre in gabbia, inferocito per le ferite. Guardi le finestre. Giù in strada ci sono automobili. Lo sai che basterebbe un attimo solo? Farla finita. La morte è solo una scappatoia. L’ultima. Una scorciatoia sempre disponibile. Persino desiderabile. La includi tra i piani di fuga. Male che vada, resta l’estrema uscita. Saperlo ti tranquillizza. Curioso.

E allora ti siedi. All’improvviso hai perso ogni forza. Distendi le gambe. Ti sembra sia la prima volta dopo mesi di tensione e rabbia. Disperazione nella bocca. Vuoi una pausa. Non pensare, non pensare… Per carità, non farlo.
Pensi.

E allora t’alzi di scatto. Un diversivo. Cerchi quel bicchierino striato di rosso. E’ ancora là da ieri sera. La pigrizia è una catena. Fa nulla, gli dai una sciacquata rapida. Per qualche motivo apri l’acqua calda. La lasci scorrere sulle mani finché non le senti bruciare. Finché il dolore è troppo. Le lacrime restano negli occhi.

Asciughi quel bicchierino come un rituale. Come pulire una ferita dal sangue. Ci versi del cognac, per disinfettare. Poi sorseggi a lungo di fronte ad uno schermo che non guardi. Ripeti la cerimonia più volte. Mantra alcolico. Meditazione chimica. Disperazione liquida: finalmente puoi digerirla. Finalmente una pausa. C’è tempo domani per morire.

Italia 150

Giappone 2011: cosa è successo, cosa sta accadendo

Foto: Kiodo News | AP

Per chi volesse essere informato sugli eventi, segnalo una descrizione molto precisa e documentata degli eventi. Aggiornati al 15 marzo direttamente dai luoghi degli eventi.
Il post è sul blog “I pensieri del Fioba“. L’immagine è linkata ad una galleria che può dare l’idea di ciò che è il Giappone in questi giorni. Buona lettura.

Jet d’eau

Badavo a dove mettevo i piedi ed alla macchina fotografica perché il camminamento di pietra era stretto. Se ci cammini da solo, va ancora bene, ma se incroci qualcuno devi fare attenzione a non cadere in acqua. Ci si scambia un’occhiata rapida per evitare pericolosi fraintendimenti e si passa. Un po’ come sui sentieri di montagna, ma senza salutarsi.

Lei era avvolta in un cappotto d’eleganza discreta. Nulla di appariscente in quella ordinaria fantasia bianca e nera. A sorprendere era il suo sguardo. Era un guardare vero, curioso. Umano. E, insieme, l’accenno di un sorriso, dentro una espressione insieme giocosa e imbarazzata. E un po’ triste. Sembrava dicesse, ridendo, “scusate se esisto, ma non è stata colpa mia”.
Mi trovavo quasi all’inizio del molo, tornavo sulla sponda. Lei andava verso il lago. Il tempo di incrociare il nostro cammino – tre, quattro passi – e quel contatto è finito. Peccato non poter fotografare le sensazioni e gli attimi.

Passano due minuti, o poco più. Un cappotto spunta alla mia sinistra, mi passa accanto e s’allontana camminando in fretta. Riesco a vedere il profilo e gli occhi. E’ lei. Penso che evidentemente non ha proseguito a lungo dopo avermi incrociato. Ed ora va via come avesse una urgenza. Sola. Viene da chiedersi dove. Perché.

Forse è un’artista. Eccola di fronte ad una tela, a dipingere emozioni troppo forti da esprimere a parole, con pennellate rapide, urgenti, con colori densi, schizzi sul viso, lacrime blu cobalto. Un’improvvisa ispirazione e subito via. Perché forse si possono fotografare le sensazioni e gli attimi, se si è abbastanza veloci.

Forse è solo una persona che scopri con stupore in mezzo a manichini dagli occhi opachi. L’unica che ti vede davvero.

Una moneta e un uomo

Foto Aleks

“Signore, mi dai una moneta?”
Seduto per terra, dava l’impressione di una qualche deformazione del corpo. L’età apparente era di una sessantina d’anni, ma forse erano le sue condizioni a farlo sembrare più vecchio. Ed io passavo di là per caso. Anzi, per capriccio. Avevo svoltato a sinistra una via prima solo per il gusto di cambiar strada.

“Una moneta sola, per favore?”
Mi chiedevo quanto denaro spiccio avessi con me, infilando la mano nella tasca sinistra dei pantaloni, quella dove tengo il telefono. Sapevo che là, tra le monete più piccole, doveva essercene anche qualcuna da uno o due euro. Non volevo lasciargli solo robetta da dieci o venti centesimi. Mi sarebbe sembrata una mancanza di rispetto per quell’uomo, poche briciole spazzate via da una ricca tavola… In verità, la mia tavola non è poi così ricca, ma, cazzarola, rinunciare a qualche euro non mi manderà certo per strada.

Afferro una manciata di monete, badando che ci fosse anche quella che al tatto sembrava essere da due euro. Col pugno semichiuso, ne deposito il contenuto direttamente nella mano dell’uomo, senza guardare. Lui mi ringrazia, poi osserva ciò che ha in mano. Ne approfitto per assicurarmi che ci sia anche Dante Alighieri.
Colto da qualcosa di simile al pudore, mi allontano in fretta, evitando lo sguardo curioso di una signora che mi viene incontro. La cosa m’infastidisce, avrei preferito non vedesse nessuno. Alle mie spalle sento la voce dell’uomo seduto a terra. “Tu sei un uomo buono”.

Non credo al karma, ai premi accumulati per l’altro mondo, alle buone azioni che poi ritornano guidate da un qualche genere di entità metafisica. Non esiste alcun dio che viene a salvarci nei momenti difficili.
C’era solo un uomo seduto a terra che chiedeva aiuto. Era un aiuto che a me non costava nulla. Eppure lui mi ha chiamato “uomo buono”, senza nemmeno conoscermi. A pensarci bene, quale ricompensa può valere di più?

Eremiti del cordoglio

Foto Aleks

Ti distrai
e non te lo spieghi nemmeno
sotto una luce forte.

Sette sono i soli
eremiti del cordoglio.

Uno, sembra una sciarpa
quella che usi come un flagello
per i tuoi malori stagionali.

Due, quello che vorrei evitare.
L’affronto peggiore
è vivere come cosa ordinaria.

Tre, uno scivolo nel campo di spine
che aspettano, spiedi passiti,
di trapassare occhi e innocenze.

Quattro, la sveglia del cane invisibile
che mangia pensieri indigesti
e vomita parole digerite a metà.

Cinque, ride guardandoti le gambe,
e tu credi di doverti offendere,
e invece ti scopri ancora un po’.

Sei, non preoccuparti del buio:
resta sempre una luce sul fondo.
Cortesia inutile per ospiti ciechi.

Sette, convinti di non essere gli ultimi,
illusione ridicola che resta
finché non ci si volta indietro.

22.02.11

Nina, la pinta e l’omeopatia

La pinta

RisataFacile.it

Ieri sera (venerdì 4 febbraio) ho bevuto una pinta di birra analcolica. Tutto sommato mi aspettavo di peggio. Il sapore è lo stesso. Però mi sono accorto che mancava qualcosa. Quell’effetto dell’alcol che arriva puntuale quando bevo una birra, semplicemente, non c’era. La cosa più curiosa, però, è stata che per qualche minuto non l’ho notato. Al primo assaggio il mio cervello ha reagito come se fosse birra vera, come se ci fosse dell’alcol dentro.
Per pochi istanti ho subìto l’effetto alcolico di una bibita che alcol non ne contiene nemmeno un po’. E questo è avvenuto nonostante io sapessi benissimo che in quel bicchiere non ci fosse alcol. È avvenuto soltanto perché nella mia testa la birra è associata a quell’effetto.

Allora ho preso il libriccino nero degli appunti ed ho scritto:

Se ti aspetti qualche effetto da ciò che stai bevendo, proverai quell’effetto anche se non c’è.

Ho riletto la frase ed ho aggiunto appena sotto:

Anche se sai che non può esserci.

Non è un test scientifico, e nemmeno voglio spacciarlo come tale. È solo un appunto veloce che nella migliore delle ipotesi servirà ad aggiungere una battuta nel prossimo copione per il teatro. Però il principio del placebo, in effetti, funziona più o meno in questo modo:

La definizione del placebo più esauriente è probabilmente questa: «Placebo è ogni procedura deliberatamente attuata per ottenere un effetto o che, anche senza che se ne abbia nozione, svolge un’azione sul paziente o sul sintomo o sulla malattia, ma che oggettivamente è priva di ogni attività specifica nei confronti della condizione oggetto di trattamento. Tale procedura può essere attuata con o senza consapevolezza che si tratti di un placebo»
(Giorgio Dobrilla, Placebo e dintorni, Pensiero Scientifico Editore, 2004)

L’effetto placebo funziona anche quando il paziente sa gia’ che la pillola che sta per prendere non contiene alcun principio attivo.
(Il potere del placebo, Medicina in biblioteca, blog della biblioteca medica “Pinali”, Università di Padova)

Ora immagina…

Che cosa succederebbe se qualche medico o sedicente tale approfittasse di questo meccanismo per vendere finte medicine a guadagnarci tanti soldi senza fatica? Pensaci: tu riempi un sacco di boccettine di vetro con dell’acqua, poi stampi tante etichette con nomi in latino, che fa erudito, e ce le attacchi sopra. A questo punto ti metti a venderle sostenendo, per ognuno di quei nomi, che si tratti di questo o quell’estratto tutto naturale il quale guarisce questa o quella malattia.
Ricordati di vendere le tue boccettine d’acqua a caro prezzo, perché se costano poco gli acquirenti non ti credono.

Già, perché il punto è questo. Scopri con stupore che la gente non ti chiede cosa ci sia dentro. Al massimo ti viene a domandare quale “medicina”, e quanta, deve assumere per questo disturbo o quel talaltro malanno. Ti credono senza farsi domande. Le persone più stanno male, più sono disperate, e più sono disposte ad appigliarsi a qualunque speranza, anche la più improbabile.
Scopri che nemmeno devi preoccuparti dell’eventualità che, resisi conto che i tuoi preparati non funzionano, i tuoi clienti vengano a protestare o, addirittura chiedere indietro i soldi. Invece non se ne accorgono. Stanno ancora male, ma credono di star meglio bevendo qualche goccia della tua acqua. Semmai è colpa della dose sbagliata. Tornano per chiederti altri consigli. E per comprare altre boccettine.

E tu gliele vendi, mettendo a tacere quella flebile coscienza che pure tu resta. Con gli scrupoli ben nascosti sotto mucchi di denaro, non pensi alle conseguenze. E poi è solo un brutto raffreddore… che male vuoi che faccia? E poi chissenefrega se domani quel babbeo crepa di polmonite…

Adesso fermati un momento: che genere di persona si comporterebbe così? Tu lo faresti?
Se hai letto fin qui, forse hai già capito di cosa voglio parlare. Se è così, non dirlo ad alta voce: non tutti ci sono già arrivati e potresti rovinare la sorpresa agli altri lettori. Se invece fai parte di quel folto gruppo che ancora non l’ha indovinato, ti rivelo subito un altro dettaglio: i venditori di finte medicine esistono veramente, e pure le persone che credono di curarsi ed invece continuano a star male, a peggiorare ed a volte a morire.
Nel caso in cui tu sia ancora convinto che quanto ho scritto sia inverosimile, allora devo svegliarti: ti sbagli di grosso, e t’invito a continuare a leggere.

L’omeopatia

Mai sentito parlare di omeopatia? Si tratta di una parola che nasconde proprio questo traffico di rimedi fasulli per una lunghissima serie di malattie. Rimedi che non contengono assolutamente nulla: boccettine d’acqua o pilloline di zucchero senza nemmeno una molecola della sostanza annunciata dall’etichetta.

Questa pratica, evidentemente pericolosa per chi invece ha bisogno di curarsi davvero, purtroppo gode del supporto di grandi aziende multinazionali, irremovibili credenti e persino medici e farmacisti senza scrupoli (quando non sono scarsamente preparati, con buona pace della laurea che ammuffisce sul muro). La pubblicità concessa da giornali e altri media, grazie a giornalisti troppo spesso ignoranti, indifferenti (o entrambe le cose) in questioni scientifiche, completa il danno. Così spesso si tende ad associare ingannevolmente l’omeopatia ad una idea di medicina o di terapia. Nulla di più falso.

C’è un solo fatto scientificamente dimostrato ed accertato da centinaia di studi clinici: i rimedi omeopatici non hanno alcuna efficacia terapeutica.

Mentre scrivo (sabato 5 febbraio), è in corso una manifestazione mondiale di protesta contro l’omeopatia. L’evento si chiama “10:23 Homeopathy there’s nothing in it“, ovvero “Omeopatia, non c’è niente dentro“. Centinaia di persone in tutto il mondo eseguiranno un suicidio di massa. Esattamente alle 10:23 i volontari assumeranno fortissime dosi di “rimedi” omeopatici per dimostrare con un gesto tanto eclatante che… non c’è effetto alcuno. Perché a quell’ora? Il numero 10 elevato alla 23^, il numero di Avogadro, rappresenta la legge fisica che ci permette di stabilire con assoluta certezza che nei preparati omeopatici non c’è niente.

In Italia non ci sarà alcun “suicidio” omeopatico. Il CICAP ha scelto di evitare gesti tanto estremi, preferendo una comunicazione meno violenta, nel tentativo di fare informazione su questo argomento. Lunedì le redazioni online di Query, la rivista del CICAP, e di OggiScienza, web magazine di Sissa Medialab, pubblicheranno in modo coordinato una serie di articoli che si annunciano di elevato spessore scientifico.

L’iniziativa italiana, per ora solo annunciata, ha già tuttavia prodotto i primi effetti. Nel mondo dei sostenitori della pseudomedicina omeopatica, è già evidente una forte preoccupazione, espressa da violenti articoli scritti da omeopati che attaccano preventivamente la campagna di informazione sull’omeopatia. Hanno paura. Se qualcuno racconta in giro del traffico di boccette d’acqua, il venditore senza scrupoli si spaventa.

Bene, se hai seguito i link di approfondimento che ho sparso in questo testo, allora hai i mezzi per essere informato. Adesso la prossima volta che quel tuo conoscente ti spingerà a “curarti” con queste false cure, avrai argomenti solidi per rifiutare. E, chissà, magari sarai tu a guarirlo dall’omeopatia.

Nina

Ah, già, Nina. Ieri sera c’era pure lei, Nina, che crede all’omeopatia. Ha ascoltato la mia spiegazione fino in fondo, poi ha ribadito che secondo il suo punto di vista(?) l’omeopatia funziona e basta. La prova? Non ho appena detto che anche senza alcol, la birra fa effetto lo stesso? Come lo spiego?

Per la verità l’avevo appena fatto, ma non puoi raccontare ad un credente che Dio non esiste. Non ti crederà mai. Per non litigare, io ho preso un altro argomento e lei un’altra birra. Con alcol.

Per approfondire

Le menzogne degli astrologi raccontate da una giovane scettica

Non è mia abitudine, ma questa volta devo esprimere il mio più sincero apprezzamento per l’articolo di un altro blog. Rigore scientifico, vivacità dello stile e piacere di lettura: elementi che raramente si ritrovano contemporaneamene nello stesso scritto.

Supergiuggiola, ha pubblicato uno splendido post sul suo blog “A little Skeptic, pensieri ed esperienze di una giovane scettica“. L’argomento sono le evidenti menzogne che gli astrologi continuano a propinare attraverso giornali e televisioni. Non avrei saputo scrivere un “pezzo” più chiaro ed efficace, quindi vi consiglio caldamente di leggerlo.

Gli sprovveduti che credono agli astrologi, questi venditori di fumo, letteralmente ciarlatani, dovrebbero capire una buona volta che ogni centesimo speso per oroscopi e simili stronzate è denaro sprecato ed un insulto all’intelligenza umana.

In forma di foglia

Foto Aleks

 

Era una sera in forma di foglia
che lasci d’un passo lontani gli affanni
che canti le sedie, incroci esistenze.
Era una sera di cui avevi voglia.

Poi le parole fuggite al bicchiere
quello che veri ha verbi e soggetti
quello che ride e fa versi pagliacci.
Che svela pensieri in fondo al bicchiere.

Ed ora non dorme quel cuore ch’è stanco
s’è messo a pensare e non è capace
s’è messo a cantare e non ha la voce.
Ed ora non dorme, sta sveglio s’un fianco.