Disservizi alle Poste Italiane
Io: Guardi che ne sono sicuro: non c’è alcun errore. Il codice è giusto.
Lei: Ma io leggo errore, quindi è il cliente che ha sbagliato.
Io: Senta, è già successo in un altro ufficio postale, là però l’impiegato s’è informato ed ha scoperto che aveva inserito male i dati su quelle colonne.
Lei: E io come posso sapere queste cose, se non me le dicono?
Io: Non credo che sia compito mio spiegare a voi come dovete lavorare, non può essere un problema mio. So soltanto che questo modulo è compilato correttamente.
Lei: Deve essere sbagliato, perché la macchina non l’accetta.
Io: Senta, mi ridia il modulo, così vado in un altro ufficio postale, dove gl’impiegati sono meglio informati. Non ho tempo da perdere…
Lei: Ma è il computer che mi dice che c’è l’errore, non c’è niente da fare.
Io: Ho già spiegato che è una questione di inserimento dei dati, sta a voi informarvi. Io so che i dati sono corretti, e pago per questo servizio. Se non vuole informarsi, allora mi dia quel modulo e vado altrove.
Siamo all’ufficio postale della Fiera a Verona. Ho dovuto insistere a lungo per farmi restituire quel modello F24. Stavo lottando con l’impiegata di PosteItaliane per riuscire a pagare le tasse. Questa tizia ha inserito i dati nel terminale ricevendo un’indicazione di errore nell’inserimento delle date. Non capisce il senso del messaggio – forse nemmeno lo legge – ma conclude arbitrariamente che se c’è un intoppo, non posso che essere stato io a sbagliare.
Un paio d’anni fa è avvenuto un problema analogo, in un altro ufficio. Ricordo che l’impiegato si era messo al telefono per capire il problema ed aveva scoperto che si trattava solo di una questione di formato dei dati. Provo a spiegarlo a questa ottusa vecchia strega, ma non riesco a terminare nemmeno una frase: lei ripete che il computer ha scritto “errore”, quindi non c’è scampo.
È già l’una passata, gli uffici chiudono entro venti minuti ed è il giorno della scadenza. Ed io sto litigando con questa tizia che non vuole restituirmi il mio modulo. Devo alzare la voce. Lei si convince, sparisce per qualche minuto e poi torna trionfante: ha parlato con “uno esperto” che le assicura che c’è un errore del cliente. Reprimo un vaffanculo ed il mio tono, quando le dico ancora una volta che rivoglio il mio dannato modulo F24, deve aver assunto una qualche sfumatura decisamente cattiva, perché finalmente si decide a restituirmelo.
A poche centinaia di metri di distanza c’è un altro ufficio postale, quello di via S. Teresa. Entro, non c’è nessuno in fila. Spiego all’impiegata cosa devo fare e quale problema ho avuto con la sua collega. Lei inserisce i dati, mentre un altro impiegato (che mi conosce: sono cliente assiduo) si avvicina per dare una mano. Costui legge tutto il messaggio di errore, e lo fa ad alta voce: testualmente, si tratta di un “formalismo” errato nella compilazione del campo “data”. È specificato chiaramente che “il campo richiede quattro cifre”.Che vuol dire? Che l’impiegata incapace doveva scrivere “0006″ per indicare il mese di giugno, “0005″ per maggio, e così via. Alla vecchia strega dell’altro ufficio sarebbe bastato leggere e capire la frase in italiano per arrivarci. O, al più, leggerlo a me, in modo che glielo potessi spiegare io.
In un paio di minuti concludo il pagamento ed esco.
Io posso anche capire che un impiegato delle poste sia costretto a fare il bancario nella completa ignoranza di questi argomenti. Posso, sforzandomi, dimenticare per un momento che da anni pago un servizio a questa azienda che non è in grado di fornirmelo a dovere. Posso addirittura, forse, non incazzarmi se l’impiegato non è capace nemmeno di compilare un campo data sul suo terminale in modo meno inconsapevole di quanto farebbe una scimmia.
Ma non posso in alcun modo accettare l’arroganza di questi stupidi che non accettano nemmeno di considerare l’ipotesi che possano essere loro a sbagliare.
Non aggiungo nulla. La disavventura si commenta da sé.
PS: No, non sono tornato nel primo ufficio postale a sbattere in faccia alla vecchia strega il suo errore. Avevo cose più importanti da fare. Ma probabilmente ci hanno pensato i colleghi più svegli, cui ho raccontato gli eventi. Loro mi hanno chiesto in quale agenzia era avvenuto.
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Comments
Ciao,
da poco tempo, quando mi capita di incontrare gente così (ti assicuro che ne trovi anche fuori dalle poste…) ho iniziato a interagire con queste utilizzando delle supercazzole.
Ci vuole un po’ di coraggio, ma ti viene dopo 10 minuti di colloquio con un muro di gomma.
Bastano pochi secondi per pensare alla frase giusta, e poi la dici in faccia alla vittima tutta d’un fiato:
“Senta… occhiello di privilegio come se fosse antani per lei. Io la capisco, ma terapia tapioco dell’F24 che vado in un altro ufficio postale con lo sbarellamento in Via Filzi. E comunque la ringrazio”.
Il tutto va detto allungando la mano verso il modulo.
Di solito, l’ottusa persona che subisce la supercazzola assume l’espressione che più si conviene al suo Q.I.: cioè, fa una faccia da ebete e dice che non ha capito.
Se invece ti risponde dicendo: “cosa fa? Mi sta prendendo in giro?”, tu puoi gloriosamente ribattere con: “Sì, come sta facendo lei con me da un quarto d’ora”.
Dà soddifazione. Provare per credere.

Alle poste è sempre un inferno.
Sabato avevo due problemi. Non ne ho risolto neppure uno.
1) devo ricevere un pacco dal Giappone. Dal sito delle poste giapponesi risulta fermo in dogana a Roma da un mese. Per il sito delle poste italiane non esiste. Chiamando il numero verde, sono riuscito a farmi dire che devo presentare un reclamo, per ritardo e mancata presa in carico. Ma allo sportello mi dicono che il relativo modulo non esiste, che posso solo aspettare e sperare.
2) La mia signora ha preso una carta prepagata e le han rifilato una SIM con cui fare operazioni via cellulare. Il servizio costa molto caro (e non glie l’han detto) per cui vorrebbe disdirlo. Inoltre l’hanno iscritta d’ufficio al sito, ma non le han dato username e password per accedere. Al numero verde dicono di andare in posta, allo sportello di telefonare al numero verde.
Forse devo andare al secondo sportello che hai visitato