Hai fallito, stronza

Hai fallito, stronza.

Potrei usare altri termini, o giri di parole. Potrei usare il mio consueto elegante eloquio. Potrei limitarmi a mandarti prosaicamente a quel paese. Già, potrei. Ma non voglio. Non vale la pena cercare espressioni alternative per rappresentare il mio disprezzo. Non m’interessa. Devo solo raccontare questa cosa. Mi basta descrivere la semplice e banale realtà: tu hai fallito, stronza. E te lo sei meritato tutto, questo fallimento.

Detto da me fa tutto un altro effetto, vero? La senti l’ilarità nella mia voce mentre te lo ripeto?

Per gestire un gruppo di persone servono qualità umane che tu non sei in grado nemmeno di simulare. Perché sono qualità di cui nemmeno concepisci l’esistenza. Se tu fossi in grado di provare un sentimento umano, sarebbe l’odio. E sono sicuro che non sapresti distinguerlo da una scheggia nella mano. Quindi ti limiti a detestare gli esseri umani quando non ti servono. Come fossero cacciaviti e chiavi inglesi. Li cerchi solo quando hai bisogno di usarne qualcuno.

Mi hai usato per raggiungere i tuoi scopi. Brava, mi hai imbrogliato per bene. Hai mentito, hai tradito chi t’era amico, hai approfittato della fiducia che ti veniva concessa, hai simulato ciò che non sei per rubare tutto il possibile e poi fuggire col bottino. Credevi d’aver guadagnato qualcosa? Forse lo credevi. Forse addirittura lo credi ancora. Illusa. Tu hai fallito.

Sono passati quattro anni solamente. Ed ora guardati le mani. Vedi? Non hai nulla, se non un clamoroso fallimento. Le persone che ti conoscono meglio ti considerano un’essere ignobile e ti hanno abbandonata. Sei sola. Chi sopporta la tua presenza, ci riesce perché in fondo è un’estraneo. Sola.

Sono passati quattro anni, ed io ho ancora tutto ciò che credevi di aver rubato. Sai, non ho bisogno di essere il padrone di casa per essere invitato ad entrare. Non ho bisogno di dirigere uno spettacolo per avere la stima di chi dirige. Non ho bisogno di rubare il lavoro altrui per avere qualche idea. Non mi serve fingere per avere degli amici veri. Questa è la differenza tra noi. Ed è per questo che senza di me hai perso tutto.

Te lo scrivo adesso, dopo quattro anni, ma con identico disprezzo. Lo scrivo ora, con la soddisfazione di veder stroncare il tuo pessimo lavoro dalla critica, proprio mentre io raccolgo il successo insieme al miglior gruppo con cui abbia mai lavorato. Mentre raccolgo l’approvazione di persone competenti. E soprattutto raccolgo la stima sincera di persone che stimo.

Lo so, il valore di tutto questo forse non sei in grado di capirlo, tantomeno di apprezzarlo. Ma vedi, è proprio per questo che hai fallito, stronza. E lo scrivo con animo faceto e gongolante.

VQ

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