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Verbavolant: di spettacolare c’è solo il fiasco

Uno spettacolo senza spina dorsale, infarcito di luoghi comuni banali e depresso da una regia incerta. La buona volontà degli attori in scena non ha salvato un allestimento decisamente di scarso livello. Questo, in sintesi, l’impietoso giudizio critico pubblicato su L’Arena (domenica 25 luglio) a proposito della esibizione del gruppo Verbavolant (“Indovina chi sviene a cena”).

Ci sono due aspetti che preme sottolineare in questa sede. Innanzitutto una nota culturale: si segnala in questo spettacolo l’ennesima rappresentazione dell’omosessualità effettuata attraverso stereotipi e pregiudizi derivati da una concezione perbenistica ed ipocrita che, francamente, al giorno d’oggi ritenevamo ormai relegata negli ambienti omofobici bigotti e refrattari allo sviluppo civile della nostra società. Può darsi che la scelta di questo testo e le modalità con cui è stato messo in scena, da questo punto di vista, siano indicativi di una certa mentalità. Ma non ci interessa indagare il gusto – a nostro avviso assai cattivo – di chi ha allestito questo spettacolo.

A latere ci viene da considerare che se c’è una città dove ci si aspetterebbe un tale imbarbarimento culturale, questa è indubbiamente la Verona razzista di questi anni leghisti. Dispiace che anche il mondo del teatro amatoriale debba essere toccato da queste tendenze che con la cultura hanno poco a che vedere. Ma stiamo divagando.

In secondo luogo, e torniamo a parlare di teatro, sottolineamo la perdurante difficoltà della compagnia Verbavolant di allestire spettacoli il cui valore artistico sia quantomeno accettabile. Si deve ormai risalire indietro di quasi quattro anni, alla fine del 2006, per ricordare le ultime esibizioni apprezzabili, quando ancora facevano parte del gruppo personalità artistiche di valore.

A nulla è servito, pare, il cambio di regia operato quest’anno, dopo il malriuscito tentativo del 2009 di maneggiare elementi culturali del tutto estranei ai membri del gruppo. Siamo d’accordo, insomma, con la bocciatura della vecchia regia rimarcata da questo cambio, ma il risultato è stato di certo scadente. Quando la qualità manca, non basta un ritocco cosmetico ed un po’ di presunzione per fare teatro. A maggior ragione quando si pretende di affrontare temi che sono oltre le proprie capacità.

Fortuna dei Verbavolant è l’avere accesso ai cortili ed alle rassegne comunali a prescindere da ciò che vi si rappresenta. Non fosse così, riteniamo che difficilmente spettacoli di questo livello possano avere un mercato laddove avviene una preventiva selezione di qualità.

Ma non tutto è da buttare via. Gli attori hanno mostrato di avere buona volontà, e su questa è possibile pur sempre costruire qualcosa, se si è disposti ad imparare. Chi opera nel teatro dovrebbe ricordare che si recita per il pubblico, non per se stessi. Consigliamo un bagno di umiltà prima di ricominciare, magari con meno pretese, tenendo conto dei propri limiti. Già in passato questa compagnia ha attraversato lunghi periodi di pausa: forse è il caso di fermarsi a riflettere ancora un pochino?

2 commenti su “Verbavolant: di spettacolare c’è solo il fiasco”

  1. Caro CriticAttore,
    premetto che anch'io vanto un' esperienza "ultradecennale" nel teatro amatoriale. A differenza di Lei, però, non sono un Leonardo da Vinci del palcoscenico, e non sempre mieto consensi artistici e umani: no, io mi limito a recitare, con fortune alterne, come tutti noi teatranti appartenenti al mondo amatoriale.
    A parte chiedermi che cosa ci fa un talento come Lei nel mondo amatoriale, dato che immagino le molteplici offerte da Lei ricevute da parte delle migliori compagnie professionistiche, avrei per lei una domanda di tipo igienico-teatrale: non è che il famoso "bagno di umiltà" farebbe bene anche a Lei?
    Lo chiedo perché nella frase "se scrivo che il vostro spettacolo fa schifo, probabilmente ho ragione", pur scritta da un attore-regista-scenografo-autore-tecnicoluci-fondatoredicompagnie-echipiùnehapiùnemetta, filtra una certa dose di arroganza, che è quella che trovo nella sua "stroncatura" da tuttologo pubblicata qui sopra.
    Con stima e ammirazione,
    Un attore molto amatoriale (ovviamente non della Compagnia Verbavolant)

    1. Prendo atto che i rilievi critici contenuti nella mia recensione sono stati del tutto ignorati dal nostro “attore molto amatoriale ovviamente non della compagnia Verbavolant”.

      Costui ha invece tentato un attacco pretestuoso e risibile rivolto al lavoro del critico teatrale. Se l’intento era mettersi in ridicolo, dimostrando la propria povertà culturale, direi che, in questo, il nostro abbia avuto successo.

      Lo spettacolo qui recensito risalente a due anni fa, è stato un fiasco ed i motivi sono quelli che ho scritto. D’altra parte questa non è l’unica stroncatura collezionata dalla compagnia Verbavolant. Su questo c’è poco da controbattere, e serve ben più che una frase senza senso per confutarne le argomentazioni (che cosa sarebbe una “stroncatura da tuttologo?”)

      Non si capisce, quindi, cosa questo contestatore voglia contestare. Soprattutto in modo così puerile. Non si lamenta, infatti, di inesattezze o errori nell’articolo e dimostra, tra l’altro, di non avere la più pallida idea di cosa sia il teatro amatoriale, trattandolo come fosse un ricettacolo di “talenti” che non ce l’hanno fatta a diventare professionisti.

      “Amatoriale”, nel teatro, non vuol dire “dilettante”.
      Le produzioni teatrali del cosiddetto amatoriale propongono più spesso di quanto si creda contenuti artistici e culturali che il professionismo può solo sfiorare. Le novità drammaturgiche, le sperimentazioni più azzardate provengono generalmente proprio dall’amatoriale. Per non parlare dell’opera capillare di diffusione del teatro da parte delle compagnie e dei gruppi amatoriali, presenti in ogni genere di spazio teatrale, laddove il mondo professionistico non arriva, né potrà mai arrivare, per motivi economici e logistici.

      Insomma, l’idea che “se uno è bravo va a fare il professionista” ci si aspetta arrivi da quelle persone che di teatro non sanno assolutamente niente, non già da chi “vanta esperienza ultradecennale”.

      E questo ci riporta alla recensione, nella quale sottolineavo, giustamente, l’arretratezza culturale in cui versa l’ambiente veronese. Non a caso questi sono gli anni dell’imbarbarimento sociale e del razzismo al potere, attivamente sostenuto dalla maggioranza dei veronesi. Questo commento esemplifica proprio questo concetto.

      Ciò che scrivo è sempre frutto di argomentazione ed onestà intellettuale, quindi puoi esserne assolutamente certo: Se dico che il tuo spettacolo fa schifo, probabilmente ho ragione. Ma se pure così non fosse, dubito che tu sia in grado di dimostrare il contrario.

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