figura sfocata di donna

I fili, atto secondo

Ha un po’ l’abito del ricatto, ma la sostanza, per le cose accadute, per i comportamenti maleducati e offensivi, è del tutto legittima.

Ieri mattina ero come sempre al lavoro prima dell’arrivo del capo. Quando entra, mi chiama, mi precede nella sala riunioni, chiude la porta e mi dice che ha qualcosa per me e dalla tasc ainterna della giacca tira fuori un foglio piegato in quattro.
Io non voglio credere a una tale faccia tosta. E invece devo prendere atto che.

Le parole successive posso anticiparle. La situazione è chiara, anche se imbarazzante. Non è nemmeno necessario che lui dica da dove viene il biglietto. Mi basta lo sguardo e il gesto per capire cosa sia successo.
Virginia è la sua compagna. Laura ha usato lei per farmi arrivare una comunicazione.
“Però non mi mettete in mezzo a queste cose…”, dice lui.
“Senti, detto fra noi… se vuole comunicare, ha il mio numero e può pure chiamarmi senza fare queste scenette…”.

Sul biglietto non c’è alcuna firma, ma il tono è chiarissimo.
“Elenco Oggetti compagnia che ha Virginio…”. Segue una lista apparentemente dettagliata che vede inclusi i costumi che secondo il suo messaggio avrei dovuto invece tenermi “per ricordo”, la “prolunga di P.” e i famigerati “cavi del mixer audio”, alias “i fili”.

Irritato da questa ennesima prova di immaturità e mancanza di rispetto, i primi pensieri sono che se la prolunga è di Paolino il Secco, non è della compagnia. Se lui vorrà riaverla, mi contatterà. Se vogliamo fare i precisini, non consegno a lei qualcosa che so appartenere ad altri. Per quanto riguarda gli ormai famigerati “fili”, sono miei. Si tratta di semplici adattatori e cavi audio di mia proprietà che ho usato per l’impianto degli spettacoli.
Forse finge di dimenticare che l’attrezzatura l’ho messa assieme io, in qualità di leader a tutti gli effetti del gruppo. Che io non sono mai stato uno degli attori e basta. Che senza di me ha perso metà compagnia teatrale.

Con tutte le stramberie e gli errori di quella lista, compreso il fatto di nominarmi solo in terza persona per apparire impersonale, l’ultima riga è quasi comica: “…e se c’è qualcos’altro che non ricordo è pregato di restituirlo”. Insomma, non sa neanche lei se ho qualcosa da restituire.

Questo biglietto per me non esiste. E se esiste è una ulteriore offesa, da aggiungere alle precedenti. È l’ennesima dimostrazione della sua incapacità di affrontare le conseguenze delle sue decisioni. Questo biglietto per me non esiste: se intende contattarmi, può fare come ha fatto per anni e usare il telefono. Predendo almeno quel minimo di rispetto necessario a parlare di persona, senza mandare avanti gli altri. Oppure possiamo chiuderla qui.

Se e quando avrò modo di parlare con Virginia, le dirò cosa penso di quel biglietto. Non è una comunicazione e non significa niente. Merito un minimo di rispetto. E per quel che mi riguarda, il tempo non allontana le sua offese, ma le moltiplica. Se vuole risolvere qualcosa, mi deve chiamare e presto.

Certo, ha un po’ l’abito del ricatto, ma la sostanza, per le cose accadute, per i comportamenti maleducati e offensivi, la trovo del tutto legittima.

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9 commenti su “I fili, atto secondo”

  1. Tristezza…
    Ma perchè non le restituisci le cose, da gran signore, e chiudi lì la questione? E’ chiaro che il problema per lei non sono i cavi del mixer e allora ferisci questo suo ego (qui ci starebbe un aggettivo ma non ce lo metto, immagina pure quello che preferisci) e restituiscili, e basta, senza spiegazioni, senza discorsi, senza darle importanza.
    Ti confesso che questa L. mi è sempre stata un po’ antipatica 🙂

  2. Perché…
    forse proprio perché per lei il problema non sono i cavi, perché è proprio quello che si aspetta, averla vinta ancora una volta. Forse perché mi sento preso in giro e per una volta voglio stabilire io le condizioni. Che si decida a chiamarmi, dopo avermi offeso rifiutando di rispondermi…

    Forse perché in fondo non voglio che le cose finiscano così, senza altre parole. In quella amicizia avevo messo tanto, tutto. E’ ancora presto per dimenticarlo.

  3. Ecco che cosa farei al tuo posto.
    Un bel falò con cavi e costumi.
    Poi le farei avere le ceneri dei suddetti in una elegante scatolina di latta con pacco anonimo.
    Ed un biglietto.
    “Ti auguro di non fare la stessa fine.”

    Neanche questo è un ricatto.
    E nemmeno una minaccia.

  4. No, è una cosa troppo brutta anche per lei il falò dei cavi…su! In una piccola compagnia i cavi sono più preziosi degli attori 🙂

    Però
    Lei si è rifiutata di risponderti.
    E tu adesso la costringi a chiamarti.
    E la sua vanità gioisce. Invece il contrappasso perfetto sarebbe che lei ti cercasse e tu ti negassi.
    Questa cosa dei cavi è stata un modo di cercarti. Di trovarsi costretta a parlarti.
    In modo da avere sempre modo di dirti ‘Sei stato tu che mi volevi parlare, beh?’.

  5. Comunque non fumo, perciò non ho i cerini.

    Le cose stanno così: lei non vuole contatti diretti, io sì (ieri ho parlato con Vi.), ma io ora posso aspettare sulla proverbiale riva del fiume. Lei, invece, ha cercato di chiudere definitivamente questa storia senza essere costretta a spiegarmi i suoi comportamenti.

    Quando e se si deciderà a cercarmi senza intermediari, toccherà a me stabilire le condizioni: il suo atteggiamento mi farà decidere se parlarle o ricorrere al ‘contrappasso perfetto’ (bella definizione).

  6. Se vuoi i cerini te li presto io.

    Neanch’io fumo, ma mi piacciono molto i falò… e poi non è così difficile trovare un tabaccaio aperto.

    La cosa antipatica per me è che lei cerchi sempre di trovare il modo per farti avere messaggi a senso unico, a cui non puoi rispondere.

    Vuole parlarti, ma senza volerti ascoltare.
    Che c’è di salvabile in un comportamento così?

    Al falò aggiungerei al limite un bel messaggio fatto con i segnali di fumo…

  7. E se poi fosse un falò delle vanità? Vorrei che questa storia finisse, senza che sia per forza scritta a chiare lettere la parola fine. VQ… dimentica… passa oltre, non stare seduto sulla sponda del fiume…
    Già te lo dissi. E dallo schermo te lo disse anche Troisi… Esci, va a rubare, tocca le femmine…

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