Goya e i fondamentalisti

Ho visto ieri sera l’ultima opera di Milos Forman. Questo nuovo film, intitolato Goya’s Ghosts, in Italia arriva come L’ultimo Inquisitore, con l’accento posto sulle persecuzioni della Chiesa, dunque, già dalla locandina.

È un film che in effetti mostra la violenza del fondamentalismo religioso cattolico, in un momento storico, quello di oggi, nel quale i media associano esclusivamente il terrorismo religioso all’Islam e al cinema passano pellicole che contrappongono la presunta civiltà occidentale all’altrattanto presunta arretratezza e brutalità persiana.

Qui non ci sono scontri di civiltà veri o presunti. C’è sempicemente il cieco e brutale sadismo della gerarchia cattolica, associato ai guasti che sono stati portati alla società occidentale (spagnola, in particolare) dalla presenza della Chiesa in ambiti che superano di gran lunga quelli religiosi.

Il protagonista è il grande pittore Francisco Goya, ma la vicenda personale dell’artista appare non preponderante nei fatti raccontati. Il suo diventa un caso esemplare della violenza cattolica contro i cittadini che osano avere pensieri autonomi e originali. Il centro del racconto c’è Lorenzo, frate e inquisitore spietato, stupratore e rivoluzionario, eretico suo malgrado. Il suo rapporto con Ines, l’innocente torturata e condannata a causa dei suoi gusti in fatto di alimentazione, è il motore della vicenda.

Questo lavoro di Forman non mostra innocenti. Fatte eccezione per la giovane Ines, che è la vittima, vediamo un mondo tutto abitato da colpevoli, lo stesso mondo cupo e disperato che Goya ha rappresentato nei suoi dipinti, quando non era impegnato a ritrarre nobili e funzionari della Chiesa.

4 commenti su “Goya e i fondamentalisti”

  1. S.q.a.p.d.Irnerio

    Come per le guerre vere, le “guerre” religiose cambiano tattica, si adeguano ai tempi, ma mi pare che anche oggi le strategie sono rimaste invariate.
    Io non l’ho visto il film, ma la tua chiara sintesi mi permette di dire anche che non ce la faccio più a vedere certi film. Anche se l’aspetto storico mi interessa moltissimo, specie quando sono protagoniste figure come Goya.
    Però quando esco dalla sala mi sale l’angoscia. Per la mia indole non proprio ottimista (gli ottimisti ad oltranza sono dei poveri di spirito), cado in preda a profonda inquetudine.
    Per la crisi di impotenza che provo, per lo sconforto che vedo nel constatare che tutto cambia per non cambiare nulla.
    E in fondo, da questo punto di vista, è un “film” già visto e rivisto.

  2. E’ vero quello che dici. Quella profonda inquietudine di cui parli, il senso d’impotenza e lo sconforto sono le sensazioni che ho provato durante la proiezione.

    Ma tant’è: mi dico ottimista riguardo gli uomini, mi scopro pessimista riguardo l’umanità.

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