figura sfocata di donna

Più posto per gli altri

Nella memoria del mio telefono ci sono parecchi messaggi che non ho mai cancellato.
Alcuni sono vecchi di mesi, altri hanno pochi giorni di vita. Certuni hanno forma di oggetto tagliente, certi altri sono macchiati. Ci sono perfino quelli che fanno piovere quando c’è bel tempo.

Se li cancellassi, li dimenticherei. Ma le azioni, le parole, quello che hanno significato, non voglio scordarmi nulla. Tengo tutto.

Quando devo prendere una decisione, compiere una scelta, col dubbio di fare ciò che è giusto o ciò che è facile, posso tornare a questi eventi, queste persone, queste parole. Mi ricordo che fare la cosa giusta può essere difficile, perfino doloroso. Però basta aspettare un po’ di tempo e poi guardare indietro.
È una bella sensazione ricordarsi di aver avuto abbastanza coraggio per affrontare certe scelte.
Oggi è giovedì, e piove ancora.

Forse dovrei mettere quei messaggi in un posto facilmente raggiungibile, ma altrove. In una cassettina a parte. Liberarmi dalla loro presenza quotidiana, archiviare il passato. Per dedicarmi più al presente.

Per primo, cancellerò quello lungo di Laura con la data del venticinque dicembre.
Poche settimane prima era stata l’ultima volta che avevamo parlato, dopo una riunione. Le avevo dato un piccolo regalo, un libro che avevo cercato ovunque. Sapevo che non ci saremmo visti prima del nuovo anno e forse per molto tempo. Era già tutto a pezzi ma ho voluto crederle per l’ultima volta. Diceva “non sentiamoci per un po’”, il classico periodo di pausa. Diceva che col tempo, a mente fredda, saremmo tornati a frequentarci.
Era una grandissima stronzata, ma da qui e ora è facile vederlo.

Ma era arrivato Natale e mi pareva giusto almeno scambiarci gli auguri. Il silenzio sarebbe stato come riconoscere la fine di ogni rapporto. Ho deciso di chiamarla. Era la sera del ventiquattro la sera del ventiquattro e prima di mettermi a tavola con la mia famiglia avevo telefonato senza ricevere risposta.

Vabbè, mi sono detto, magari ha un turno di lavoro, una serata impegnativa, non ha sentito il telefono… ho immaginato ogni genere di scusa per non pensare che avesse volontariamente evitato di rispondere. Sarebbe stato il punto di non-ritorno, e non volevo.
Mi avrebbe dimostrato la sua ipocrisia, quella di una persona che usa gli amici per raggiungere i suoi scopi. Una di quelle che Dante mette in fondo all’Inferno.

Passai una notte agitata quella notte di Natale. Non per l’attesa dei regali al risveglio come quando ero un bimbo. Mi addormentai con le prime luci del giorno. Provai una nuova telefonata poco prima di mezzogiorno. È incredibile come rimangano vive certe orribili sensazioni. Laura non rispose. Mi dicevo che non poteva uccidere un’amicizia in un modo così meschino e vigliacco. Ma lo stava facendo.

Decisi di concederle qualche ora di attesa. Forse avrebbe visto le chiamate e avrebbe scritto o telefonato, come succedeva tra noi, come facevamo da anni.
Da Laura non arrivò alcun cenno. Pensai che per non perdere un’amicizia si deve lottare fino in fondo, prima di arrendersi. Il fondo ormai era là, così vicino da poterlo toccare. Tentai ancora e lo squillo fu interrotto: la chiamata era stata rifiutata.
Tutto era finito.

La stronza ha aspettato fino a sera prima di scrivere questo messaggio. Uno dei più ipocriti mai ricevuti. Ore 21.20 del 25 Dicembre 2006: “Ciao, ti ringrazio per il libro e le telefonate, un sms è meglio per ora, anche perché in questi giorni tra lavoro e parenti non ho né tempo né voglia di stare al telefono. Ti faccio tanti auguri di sereno Natale.”

Non aveva tempo né voglia.
Non le ho risposto.

È stato in questa situazione, dopo quasi un mese, che all’improvviso mi scrive per chiedermi di “farle avere” i costumi. Ma io non avevo tempo né voglia di rispondere. Meno di 48 ore e il 19 Gennaio 2006, alle ore 18:46, Laura aggiunge: “Visto che la metti così, puoi tenerti i costumi per ricordo. Saluti e tanti auguri per tutto.”

Smentendo se stessa, innescò poi la girandola di isterismi successiva, che ho già raccontato: la lista fatta avere al mio capufficio, Virginia che mi parla al lavoro, sua madre che mi telefona sbroccando, le urla e gli insulti per strada, eccetera.

Adesso che ho salvato questi messaggi nel mio racconto, posso cancellarli dal telefono e dalla mia vita. Ecco fatto. Ora c’è più posto per gli altri.

L'anno senza inverno

Il taglio dei fili – parte 2 Per tutt’altri motivi

12 commenti su “Più posto per gli altri”

  1. Da circa un anno segue con molta passione il tuo blog, che trovo talmente interessante da ritenerlo ottimo materiale per un romanzo. Ci hai mai pensato ?
    Non ho più trovato nei tuoi post tracce del progetto di ricominciare a studiare all’Università. Non mollare, penso che con la tua preparazione, passione ed intelligenza ce la faresti !
    Un ultima curiosità: che cos’è il bassorilievo che c’è nella testata del tuo blog?
    grazie ancora per tutto quello che scrivi…

  2. AnimaVaga:
    Sì, ci ho pensato ed ho già cominciato a lavorare in tal senso. Ma ho scoperto che è molto difficile: rivivo le stesse emozioni di quando ho scritto, e non è piacevole. Probabilmente ho bisogno di attendere ancora un po’. Però ho scelto il titolo.

    Non ho più accennato all’università. In verità da qualche tempo non parlavo più di me. Comunque il progetto non è certo abbandonato.

    L’immagine sulla testata è un montaggio di differenti bassorilievi raffiguranti il dio medio-orientale Dagan, e i personaggi di un antico poema mesopotamico, Gilgamesh e Utnapishtim.

    Ho tagliato e dimensionato le immagini originali, le ho montate, ho ridotto in bianco e nero il risultato per poi colorarlo in verde per rendere il risultato più omogeneo. E’ venuto bene? 😉

  3. Si devo dire che l’immagine in testata è molto bella. In effetti mi aveva dato l’impressione di essere una divinià assira per la barba.
    Per quanto riguarda la scrittura, devo dirti per esperienza diretta che è proprio come dici tu, per poter scrivere di qualcosa che si è vissuto è necessario averlo già elaborato emotivamente, altrimenti si sta male (se l’esperienza è negativa) e soprattutto si scrive male.
    Posso chiederti un’anticipazione sul titolo che hai in mente?
    Una confessione: mi piacciono molto di più i post che parlano di te. Li trovo autentici, cosa che – purtroppo – oggi è molto difficile trovare in giro…
    a presto

    AnimaVaga

  4. Io cancello i messaggi un secondo dopo averli letti. Non servono per ricordare,secondo me, ma per torturarsi o gingillarsi nel ricordo.
    Bentornato (sei tornato da un po’, ma l’ho scoperto solo adesso), non sapró mai perché preferisci Linux.

  5. toh. ma perchè non t’ho mai letto? eppure c’hai molti contatti che ho io…
    sgnif…che tristezza. sembrava cha parlassi della storia finita (per fortuna) anni fa. dopo due anni e mezzo tutti i giorni,da un momento all’altro niente di niente. ma va meglio così, anche se è doloroso. io non riesco a cancellare i messaggi, ci pensa il cellulare, ad andare il tilt.

  6. Ho messo via un pò di rumore
    dicono così si fa nel comodino c’è una mina
    e tonsille da seimila watt.
    Ho messo via i rimpiattini
    dicono non ho l’età
    se si voltano un momomento
    io ci rigioco perchè a me… va.
    Ho messo via un pò di illusioni
    che prima o poi basta così
    ne ho messe via due o tre cartoni
    comunque so che sono lì.
    Ho messo via un pò di consigli
    dicono è più facile
    li ho messi via perchè a sbagliare
    sono bravissimo da me.
    Mi sto facendo un pò di posto
    e che mi aspetto chi lo sa
    che posto vuoto ce n’è stato ce n’è ce ne sarà.

  7. ed io che pensavo solo gli uomini potessero comportarsi in questo modo:))) cmq molto commevente il racconto, soprattutto quando quei tentativi di richiamate senza risposte ti fanno ricordare come ti sentivi quando qualcuno non rispondeva alle tue chiamate. a te almeno ha risposto con un’sms!

  8. eh, che dire…anch’io ho conservato degli sms per mesi, poi bisogna decidere e cancellare. Non che serva a molto, si continua a ricordare ancora per un bel po’, ma è un atto di volontà positivo, che indica il tentativo di superare le cose, andare avanti, ricominciare…..sotto questo punto di vista erano meglio i vecchi bigliettini, o le lettere, queste cose qui ante cellulari, quelli anche se non li buttavi potevano restare in fondo ad una scatola e non li avevi sempre sotto agli occhi.

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