Col progetto VeronaTeatro.Org1 abbiamo tentato di fornire alla comunità del teatro amatoriale veronese alcuni strumenti per intensificare la comunicazione tra le tante compagnie esistenti. L’obiettivo era quello di favorire lo scambio di informazioni e di esperienze, attivare collaborazioni. Allo stesso tempo volevamo fornire agli appassionati un punto di partenza per conoscere la scena teatrale locale e trovare i contatti utili per entrare a farne parte.
Per le compagnie sarebbe stato più facile trovare l’attrice o l’attore per completare il cast di un nuovo allestimento, oppure per risolvere un problema tecnico contattando il service più adatto; per gli aspiranti attori avrebbe potuto essere un punto di partenza; per un teatro di provincia, una vetrina utile a scegliere gli spettacoli da inserire nella rassegna, e così via.
Il progetto non è mai decollato, nonostante gli apprezzamenti e gli attestati di fiducia espressi a parole da più parti – compresa la FITA provinciale – al momento di presentarlo al pubblico. Che cosa non ha funzionato? La risposta è desolante, nella sua semplicità. A Verona non esiste alcuna comunità teatrale.
A Verona non esiste alcuna comunità teatrale.
Esistono moltissime compagnie e gruppi, ma una scarsissima consapevolezza di cosa sia il teatro e quale dovrebbe essere la sua funzione sociale e culturale. I gruppi sono generalmente ambienti stabili, in cui il ricambio degli attori avviene per necessità di copione o per sostituzione e non per un consapevole lavoro di rinnovamento ed evoluzione svolto all’interno dei gruppi.
Per lo stesso motivo, gli attori solitamente tendono a non cambiare compagnia. Nascono e “muoiono” nella stessa posizione, senza alcuna ricerca artistica, ripetendo nello stesso modo quello che per molti è solo un passatempo. L’alternativa al corso di acquerello, alle riunioni al circolo della canasta, il torneo di bocce e le lezioni di tennis.
A parte poche notevoli eccezioni, che pure ci sono, per carità, gran parte dei teatranti veronesi non ha alcuna urgenza artistica a comunicare col pubblico, a provare nuove strade, a migliorarsi. “Associazione culturale”, spesso è solo una etichetta dietro la quale non c’è cultura e certe volte non c’è nemmeno la socialità. In quasi vent’anni di attività teatrale in questa città ho visto più gente interessata a scroccare caramelle, pettegolezzi e biscotti che persone realmente appassionate di teatro.
Ho recitato con persone convinte che Tennessee Williams fosse una marca di whisky e pronte a spiegarmi per quale motivo non è necessario comportarsi in maniera professionale nella preparazione di uno spettacolo.
Pochi mesi fa ho abbandonato l’ultima compagnia in cui ho recitato e di cui ero il vicepresidente. Il motivo principale è stato proprio questo genere di divergenze. E non è la prima volta che succede.
Mi è stato perfino detto – come fosse un fatto evidente – che voler cambiare e fare cose nuove indicherebbe un problema con il lavoro di gruppo.
Io penso che chi abbia grosse difficoltà a leggere e capire un testo in italiano, vantandosi di non aprire un libro dai tempi della scuola media e ignorando che sia esistito un attore comico chiamato Totò, non dovrebbe permettersi di esprimere opinioni che non è in grado di avere.
L’idea stessa di voler crescere artisticamente è, per questi attori improvvisati, del tutto aliena. Il panorama desolante che ho dovuto, mio malgrado, esplorare dall’interno è quello in cui i gruppi teatrali trovano normale isolarsi e non comunicare con gli altri.
Scambiarsi idee, osservare il lavoro altrui per allargare i propri orizzonti, organizzare eventi insieme anziché competere per rubarsi le briciole, sono visti come il fumo negli occhi.
E così si finisce con registi, come ho potuto vedere da vicino, convinti di proporre spettacoli nuovi, “originali”, che si offendono quando gli fai notare che in realtà riciclano da anni le stesse battute, le stesse situazioni, gli stessi personaggi e perfino la stessa scenografia ridipinta con colore diverso.
Salvo, poi, affidarti ogni volta il copione per riscriverlo e renderlo davvero nuovo, e ogni volta rifiutarsi di aggiungere il tuo nome al suo per riconoscere il lavoro svolto.
A Verona, insomma, recitano decine di compagnie di scarsissimo livello che si comportano come gruppi parrocchiali improvvisati.
Infine, le poche compagnie amatoriali davvero di alto livello, lavorano e chiedono compensi come fossero professionisti. E in effetti lo sono in tutto e per tutto, tranne che per il fatto di essere “Associazioni culturali” per evitare di dover pagare stipendi e tasse come una impresa professionista. Con l’effetto di danneggiare ancora di più la scena amatoriale, accaparrandosi la maggior parte delle sovvenzioni pubbliche previste per le associazioni.
Chi ha realmente capacità e talento, in questo clima deve adeguarsi, incatenarsi e scomparire, oppure andarsene a cercare altrove qualcosa di vivo.
Le poche eccezioni non possono modificare il mio giudizio fortemente negativo sulla cultura teatrale delle compagnie veronesi. Basta un’occhiata a cosa succede nelle altre parti d’Italia, vicine e lontane, per rendersi conto dell’arretratezza della scena veronese.
- VeronaTeatro.Org è stato un mio progetto di divulgazione della cultura teatrale tra il 2007 e il 2013 che se da un lato ha ottenuto alta visibilità e riconoscimento per quel che riguarda l’informazione teatrale locale, dall’altro ha fallito nel suo scopo principale, per i motivi che spiego nel post. ↩︎

