– Versi scossi dal 4° Richter –
Benché scossi, noi ci siamo, e già questa è buona nuova:
quelle brutte, per stasera, ricordarle non ci giova…
Oh… avete sentito? Ma nun era n’artra scossa?
sarà appetito…
…ché alla fame s’obbedisce, non di certo si comanda,
nel frattempo so’ arrivate venti coche e una fanta…
Oh, ma che è, ‘n complotto? ‘A pinguì, t’ho detto bira:
che ce faccio cor chinotto?
…nel menu c’è il salamino, i funghetti, la patata,
c’è la senape gustosa, che si mostra inturgidata…
(mmmm… la senape e la patata… )
pomodoro, mozzarella, peperone e non ci basta:
è infatti mo’ ordiniamo una pizza doppia pasta.
Nel bel mezzo dell’inverno, nel momento ch’è più freddo,
festeggiamo in un sol colpo…
– ora faccio il conto netto di chi compie in queste sere…
so’ in tutto duecentottantasei primavere.
Chi saranno i festeggiati, lo chiedete e v’è dovuto.
Cominciamo col buon Piero, che fa il ladro solo in scena,
se si siede sembra in piedi: non so’ io che sto seduto.
poi appresso viene Rosa, che se beve non si frena:
prende in braccio il suo strumento e sì tanto se lo spreme
che n’esce ‘n succo de musica (se comincia nun se tiene!).
Se la sente Elisa scatta in piedi e poi intona:
“le canzoni che ha imparato
io le costruirò il silenzio
che nessuno ha mai sentito…”
Vedi un po’ chi c’è là dietro, è Moren con la patata
che siccome cigolava, per oliarla l’ha smontata.
più là Erika che fissa tre ciliegie, spiritata,
fino a quando appare chiaro che la gara di durata
l’hanno vinta le amarene. E Romina se le gusta
come dentro una reclame di una assai famosa pasta.
Merigiò osserva tutto, prende nota e ipotizza.
Poi riprova fino a quando, dai e dai, ne sa abbastanza
da concludere, stampare e discutere la tesi.
(Forza, che ormai mancan solo pochi mesi).
Chi rimane? Ah, sì, io, ‘sto pezzo di fetente
che scrive balordaggini: il vicepresidente.
Beh, fatemi il piacere, mo’ non applaudite:
ché se nun v’è dispiaciuto, fate solo due risate.

