Ti distrai
e non te lo spieghi nemmeno
sotto una luce forte.
Sette sono i soli
eremiti del cordoglio.
Uno, sembra una sciarpa
quella che usi come un flagello
per i tuoi malori stagionali.
Due, quello che vorrei evitare.
L’affronto peggiore
è vivere come cosa ordinaria.
Tre, uno scivolo nel campo di spine
che aspettano, spiedi passiti,
di trapassare occhi e innocenze.
Quattro, la sveglia del cane invisibile
che mangia pensieri indigesti
e vomita parole digerite a metà.
Cinque, ride guardandoti le gambe,
e tu credi di doverti offendere,
e invece ti scopri ancora un po’.
Sei, non preoccuparti del buio:
resta sempre una luce sul fondo.
Cortesia inutile per ospiti ciechi.
Sette, convinti di non essere gli ultimi,
illusione ridicola che resta
finché non ci si volta indietro.
22.02.11

