lampadina accesa nel buio

Una moneta e un uomo

“Signore, mi dai una moneta?”
Seduto per terra, dava l’impressione di una qualche deformazione del corpo. L’età apparente era di una sessantina d’anni, ma forse erano le sue condizioni a farlo sembrare più vecchio. E io passavo di là per caso. Anzi, per capriccio. Avevo svoltato a sinistra una via prima solo per il gusto di cambiar strada.

“Una moneta sola, per favore?”
Mi chiedevo quanto denaro spiccio avessi con me, infilando la mano nella tasca sinistra dei pantaloni, quella dove tengo il telefono. Sapevo che là, tra le monete più piccole, doveva essercene anche qualcuna da uno o due euro. Non volevo lasciargli solo robetta da dieci o venti centesimi. Mi sarebbe sembrata una mancanza di rispetto per quell’uomo, poche briciole spazzate via da una ricca tavola… In verità, la mia tavola non è poi così ricca, ma, cazzarola, rinunciare a qualche euro non mi manderà certo per strada.

Afferro una manciata di monete, badando che ci fosse anche quella che al tatto sembrava essere da due euro. Col pugno semichiuso, ne deposito il contenuto direttamente nella mano dell’uomo, senza guardare. Lui mi ringrazia, poi osserva ciò che ha in mano. Ne approfitto per assicurarmi che ci sia anche Dante Alighieri.
Colto da qualcosa di simile al pudore, mi allontano in fretta, evitando lo sguardo curioso di una signora che mi viene incontro. La cosa m’infastidisce, avrei preferito non vedesse nessuno. Alle mie spalle sento la voce dell’uomo seduto a terra. “Tu sei un uomo buono”.

Non credo al karma, ai premi accumulati per l’altro mondo, o alle buone azioni che poi ritornano e non esiste alcun dio da conquistare per una ricompensa. Non mi serve. C’era solo un uomo seduto a terra che chiedeva aiuto. Un aiuto che a me non costava nulla. Lui mi ha chiamato “uomo buono“, senza nemmeno conoscermi. Solo perché l’ho visto.

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