C’è ancora domani

E allora t’alzi di scatto dalla poltrona. Disperazione negli occhi. Afferri un paio di forbici… Sono troppo piccole. Cerchi quelle grandi, quelle affilate. Le trovi. Senza pensarci alzi il braccio, prendi nel pugno i capelli e tagli.

Fermo. Che hai fatto.
Nulla. Sei sempre in gabbia, inferocito per le ferite. Guardi le finestre. Giù in strada ci sono automobili. Lo sai che basterebbe un attimo solo? Farla finita. La morte è solo una scappatoia. L’ultima. Una scorciatoia sempre disponibile. Persino desiderabile. La includi tra i piani di fuga. Male che vada, resta l’estrema uscita. Saperlo ti tranquillizza. Curioso.

E allora ti siedi. All’improvviso hai perso ogni forza. Distendi le gambe. Ti sembra sia la prima volta dopo mesi di tensione e rabbia. Disperazione nella bocca. Vuoi una pausa. Non pensare, non pensare… Per carità, non farlo.
Pensi.

E allora t’alzi di scatto. Un diversivo. Cerchi quel bicchierino striato di rosso. E’ ancora là da ieri sera. La pigrizia è una catena. Fa nulla, gli dai una sciacquata rapida. Per qualche motivo apri l’acqua calda. La lasci scorrere sulle mani finché non le senti bruciare. Finché il dolore è troppo. Le lacrime restano negli occhi.

Asciughi quel bicchierino come un rituale. Come pulire una ferita dal sangue. Ci versi del cognac, per disinfettare. Poi sorseggi a lungo di fronte ad uno schermo che non guardi. Ripeti la cerimonia più volte. Mantra alcolico. Meditazione chimica. Disperazione liquida: finalmente puoi digerirla. Finalmente una pausa. C’è tempo domani per morire.

10 commenti su “C’è ancora domani”

    1. A scrivere, scrivo… ma altro e altrove.
      Nessun eremitaggio: tra musica, teatro, viaggi, varie ed eventuali, la cosa più improbabile è trovarmi in casa.

      Qualche volta passo, in verità, ma faccio pianissimo 😉

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