È una mattina soleggiata, non particolarmente calda. Ho messo la giacca nera senza cravatta, vado al colloquio di lavoro senza particolari pretese. Non credo che sia un lavoro adatto alla mia preparazione, ma il titolare di questa azienda al telefono sembrava entusiasta del mio curriculum… penso che l’abbia letto nemmeno.
Sono in leggero ritardo, e ci metto qualche minuto a trovare il modo per trovare l’ufficio giusto in una palazzina direzionale di quelle nuovissime e incomprensibili. Dall’esterno è una struttura dalla forma improbabile in vetro e metallo, ma una volta dentro è un labirinto di scale, settori e locali di ristoro sparsi apparentemente senza alcun criterio logico. C’era anche un citofono da nave spaziale cui non risponde nessuno. C’è un enorme tabellone diviso in caselle. Ogni casella è contrassegnata da una lettera dell’alfabeto e un numero. Per suonare devi conoscere la battaglia navale. Invece dell’incrociatore, azzecchi il campanello. Un piccolo schermo a cristalli liquidi mostra il nome della ditta colpita e affondata. È geniale come una macchina che t’allaccia le scarpe tra loro.
Lancio il mio siluro. Il citofono suona anche fuori, ma non rispondono. Cerco l’ufficio a piedi. Il tizio che mi ha chiamato diceva di essere al secondo piano. Vado su e trovo la porta giusta. Chiusa. Dietro la porta a vetri non c’è nessuno. Guardo l’ora: sono le dieci e un quarto. L’appuntamento era alle dieci. Sono perplesso. Cerco il numero di telefono del tipo. Nel momento in cui sto per chiamare, si apre l’ascensore e ne esce lui. Non l’ho mai visto prima, però questa è l’unica porta e si dirige verso di me. Deve essere lui. Infatti mi saluta e si scusa per il ritardo. Cominciamo bene.
Il colloquio è surreale. Il tizio è ansioso di mettermi sotto contratto, mentre io gli esprimo la mia perplessità sulla parte tecnica. Lui mi rassicura: “ho letto il curriculuvvite, non c’è pobblema”. E continua a parlarmi di condizioni economiche. Quando capisco che mi ha offerto una cifra quasi tripla rispetto al mio attuale compenso, gli dico che sì, mi andrebbe bene, se fossi in grado di fare il lavoro. A questo punto lui finalmente prende atto che i miei dubbi sono fondati. Vorrebbe mandarmi a fare qualcosa che non ho mai fatto spacciandomi per esperto. Ci lasciamo dopo meno di un’ora. Lui dice che appena avrà del lavoro per me, sarò contattato immediatamente. Penso che costui sia un cialtrone.
Ricapitolando, al primo colloquio da quando ho lasciato il lavoro, ho convinto il titolare a non assumermi. E mi sento soddisfatto.

Ciao, sei ancora collegato??
si
Ciao 🙂
Ho visto l’orario dei tuoi ultimi post e allora ho pensato di salutarti.
Buona sera!
Non sarò collegato ancora a lungo: ho circa quaranta chilometri da percorrere per tornare a casa (ho trovato un collegamento di fortuna per il mio portatile).
Ok, anch’io tra poco chiudo. Buona serata 🙂
Ricambio volentieri il saluto. Domani scriverò molto altro: sono stati giorni intensi. Ma non anticipo nulla ;).
Buona notte.
Buonanotte 😉