I’m not there

Mi hanno chiesto com’è il film. In una parola, psichedelico.

Dylan è interpretato da sei attori diversi che interpretano sei personaggi diversi, dagli undici ai sessant’anni (circa), raccontati con sei differenti stili narrativi. E qui sta anche il senso del titolo. Bob Dylan non è nessuno di essi, pur essendoli tutti, un po’.
Bene, facciamo finta che io mi sia spiegato.

Gli attori rappresentano sei vite, dal ragazzino di colore che viaggia da solo con la sua chitarra al poeta maledetto, dal cantante folk che si converte e diventa pastore evangelico (Christian Bale), all’attore famoso che preferisce la carriera alla famiglia, da Billy The Kid ritiratosi in campagna (Richard Gere), alla rockstar che fa a pezzi consapevolmente il suo mito (Cate Blanchett, una performance che da sola vale il prezzo del biglietto). Sei personalità per descrivere un monumento della musica.

È un mosaico di vite, realistiche o allegoriche, il cui unico denominatore comune è proprio la musica di Bob Dylan, che durante il film non viene mai nemmeno nominato. Il film risulta blandamente caotico, volutamente frammentato, i dialoghi sono in gran parte dominati dai brani poetici di Dylan.
È uno di quei film che si amano o si detestano. Ovviamente la musica è non si limita a essere solo un commento musicale alle immagini, ma è un vero e proprio filo conduttore dei racconti ed è anche la connessione tra questi e l’uomo che ne viene così raccontato “in assenza”.

Curioso e divertente, il folle sketch in cui appaiono quattro ragazzi inglesi che si chiamano John, Paul, George e Ringo: riproduce una scena – credo – di A Hard Day’s Night, il film dei Beatles.

Certamente non è una pellicola creata per incassare, ma ha i pregi dell’opera d’arte. Se devo trovare dei difetti, secondo me uno spettatore che non conoscesse Bob Dylan uscirebbe deluso dalla sala. Ma chi è che non conosce Bob Dylan?

11 commenti su “I’m not there”

  1. da come lo descrivi, sembra veramente singolare.
    Mi sembra una cosa ‘sperimentale’ costruita sull’icona Bob Dylan.
    Christian Bale l’ho scoperto in quello che secondo me è uno dei film più interessanti (e per molti versi misterioso)della passata stagione,’The prestige’.
    Grazie per la recensione, in definitiva pare un film interessante!

  2. Alice:
    No, tu probabilmente non rimarresti delusa.

    Pensavo allo spettatore-medio, il quale, non riuscendo a capire i riferimenti all’opera poetica di Dylan, aspettandosi la storia inizio-svolgimento-finale, non troverebbe nulla di consueto, restando deluso.

    Da quel che scrivi mi sono fatto un’idea molto più alta del tuo modo di vedere un film. Sbaglio?

    In ogni caso, tutta la pellicola è pervasa da riferimenti agli avvenimenti della sua vita appena accennati, versi sparsi, canzoni. Conoscerlo aiuta.

    Magari vedi il film, t’incuriosisce ancora di più e cominci ad ascoltare la musica.

  3. Io vado pazzo per il Dylan della svolta elettrica del ’65-’66, da Highway 61 Revisited a Blonde On Blonde. E dalle foto che ho visto la Blanchett cattura in pieno quel Dylan proto-punk, androgino, eccentrico, geniale, che pareva precipitato sulla Terra da un altro universo.
    Quel Bob che sconvolse il rock. Se ripenso ai primi secondi di Lije a rolling stone…con l’organo hammond suonato da Al Kooper, con quella formidabile band da studio.
    In quegli anni Dylan era stratosferico.

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