astuccio di Ubuntu

La bustona bianca, le bustine bordeaux e note per ignari

17 maggio: Una bustona bianca che spunta dalla cassetta della posta.

Mi avvicino chiedendomi cosa possa essere, con l’eccitazione natalizia figlia di ogni pacco da aprire. L’occhio cerca una scritta rivelatrice. La trova mentre la mano è già tesa per afferrare il plico: “Canonical“!

Sono già arrivati!

Li aspettavo non prima di un altro paio di settimane. E invece eccoli qui. Sono i dieci CD d’installazione di Ubuntu 10.04 Lucid Lynx originali.

Li ho chiesti tramite il servizio Ship it offerto da Canonical. Era il 29 aprile scorso, giorno di rilascio della nuova versione di Ubuntu.

Vederli arrivare davvero a casa tua… non ha prezzo. Nel senso che non si paga nulla. Nemmeno i francobolli.

Apro la bustona già in ascensore per vederli. Dieci eleganti involucri viola/bordeaux che proteggono ognuno il proprio disco. All’esterno della bustona una scritta in inglese ricorda che Canonical effettua le spedizioni a proprio carico come gesto a favore della diffusione del software libero. L’etichetta sul lato opposto riporta tutti i dati necessari a contattare la società ed una sommaria descrizione del contenuto. La busta che ho in mano è stata spedita dalla città di Breda, Paesi Bassi.

Avevo già ricevuto quattro anni fa dieci dischi della release 6.06. Anche allora fui sorpreso non tanto dalla gratuità dei dischi quanto dalla spedizione gratuita. Un piccolo dettaglio, a prima vista. Un segno semplice e concreto con un messaggio però molto importante.

Quale messaggio? Leggete che cos’è il software libero sul sito ufficiale di Debian, la distribuzione GNU/Linux da cui Ubuntu deriva. Molto interessante anche il significato della parola africana “Ubuntu“, che da il nome al sistema operativo.

Nelle prime release di Ubuntu era incluso un breve video di Nelson Mandela che raccontava il significato di questo termine:

« Una persona che viaggia attraverso il nostro paese e si ferma in un villaggio non ha bisogno di chiedere cibo o acqua: subito la gente le offre del cibo, la intrattiene. Ecco, questo è un aspetto di Ubuntu, ma ce ne sono altri. Ubuntu non significa non pensare a se stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?. » (fonte: Wikipedia).

Perché ho chiesto dieci dischi? Non per me. Io uso il DVD scaricato via Torrent dal sito ufficiale. Ma quando regalo a qualcuno una copia di Ubuntu a chi non lo conosce, fa più effetto un disco originale che uno di fattura casalinga.

Com’è Ubuntu? Le note che seguono dovrebbero raccontare sommariamente come si presenta questo splendido sistema operativo libero. Per saperne di più, potete chiedere nei commenti. Ricordo comunque che sul web il materiale abbonda ed è sempre possibile scaricarne una copia oppure riceverla comodamente a casa.

Ubuntu è graficamente gradevole, molto veloce e stabile, completo in ogni dettaglio, facile da usare, ricchissimo di software (quello che non ci sta sul CD s’installa con un click – letteralmente – dai repository remoti).
La denominazione completa contiene tradizionalmente l’indicazione dell’anno e del mese (10.04) ed il nome di un’animale accompagnato da un aggettivo, entrambi con la stessa lettera iniziale (Lucid Lynx, Lince Lucida). I rilasci di nuove versioni sono semestrali (con l’eccezione della 6.06, rilasciata con due mesi di ritardo) e gli animali associati sono di volta in volta scelti rispettando un ordine alfabetico (convenzione nata a partire dalla v. 5.10. L’elenco completo è qui).

Il disco è un “live”, ovvero si può avviare Ubuntu direttamente dal supporto e provarlo senza installare nulla sul proprio computer. Un sistema molto comodo per verificare se risponde al proprio gusto. L’installazione può essere lanciata cliccando sull’icona “installa”, ed è molto semplice. Diversamente da Windows, non è necessario, tranne rarissimi casi, cercare alcun driver per le proprie periferiche: di norma vengono riconosciute ed installate in modo automatico senza alcun intervento.

E’ naturalmente possibile scegliere di ridimensionare lo spazio su disco utilizzato da altri sistemi (p.e. Windows) ed installare Ubuntu nello spazio liberato, oppure utilizzare tutto il disco eliminandone il contenuto. Si può anche operare manualmente per modificare la struttura del disco, ammesso che si sappia cosa si stia facendo.
Nel primo caso si otterrà un “dual-boot”, ovvero due sistemi operativi disponibili sullo stesso computer. All’accensione, un menu consentirà di scegliere quale utilizzare.

Sul mio nuovo portatile Ubuntu convive con Windows 7 Ultimate. Il confronto tra i due sistemi è a mio avviso decisamente favorevole a Ubuntu. Intendiamoci: Windows 7, per quanto ho visto, è un ottimo sistema operativo, veloce e stabile. Ma la distribuzione GNU/Linux di Canonical appare più reattiva e leggera, nonostante siano attivi gli effetti desktop più avanzati. Ed è un passo avanti praticamente sotto tutti gli aspetti. In modo particolare per quanto riguarda la facilità di utilizzo.

L’integrazione sulla barra delle notifiche di posta elettronica, instant messaging e social network sotto un’unica icona (Indicator) rende Ubuntu uno dei sistemi operativi più avanzati in fatto di web “sociale”. Empathy gestisce contemporaneamente tutti gli account di instant messaging, da Yahoo a Facebook, da MSN a Google Talk. Lo stesso discorso vale per Gwibber, client per microblogging, che permette di controllare ed aggiornare più account di Twitter, Facebook, Flikr, FriendFeed ed altri siti sociali.
Lo stesso indicatore, segnala l’arrivo di nuove e-mail (collegato di default al client Evolution, ma che ho modificato per usare Thunderbird). Nulla di lontanamente paragonabile è presente su Windows 7.

I programmi già installati su Ubuntu coprono un’ampia gamma di necessità di base. Un utente medio ha già tutto ciò di cui ha bisogno “out of the box“.
C’è ovviamente il browser (Firefox 3.5), c’è la suite OpenOffice, c’è F-spot per scaricare, organizzare e ritoccare le immagini. C’è un semplice editor video, Pitivi, c’è un player audio-video (Totem) ed un gestore per la propria collezione musicale, RhythmBox. Proprio aprendo RhythmBox si scopre una delle novità più importanti di questa release: un negozio online, Ubuntu One Music Store, da cui acquistare e scaricare brani musicali. Come iTunes? Più o meno, salvo che qui i file non sono limitati da DRM, possono quindi essere spostati ed eseguiti su altri computer o riproduttori senza doverli ricomprare più volte.

E’ il caso di accennare anche al servizio Ubuntu One, un servizio “cloud” gratuito con cui Canonical mette a disposizione 2 GB di spazio online in cui salvare i propri file da condividere e sincronizzare sui diversi computer Ubuntu powered registrati dallo stesso utente. Come altri servizi dello stesso genere, anche in questo caso è possibile espandere lo spazio ed aggiungere funzioni acquistando versioni a pagamento del servizio.

Per esperienza, so che l’elemento più sorprendente per gli utenti abituati a Windows è il Software Center.
Si tratta di un’interfaccia semplice e intuitiva che permette di sfogliare il catalogo dei programmi presenti nei repository attivati. Ci sono migliaia di software tra cui scegliere ed un bottone “installa”. Se lo si preme, il sistema provvede a scaricare i programmi selezionati e ad installarli (deselezionando quelli già installati, si disinstallano: più semlice di così…). In pochi minuti saranno pronti da usare.

Chi non conosce il software libero assume di solito un’espressione incredula a vedere funzionare questo meccanismo.
La stessa espressione di chi scopre che un’azienda invia gratuitamente il proprio sistema operativo (completo, senza limitazioni, non una versione demo), facendosi carico delle spese di spedizione, dietro semplice richiesta (anzi, con apposito modulo disponibile sul sito).

Di solito ci si chiede dove sia il trucco. Dov’è la fregatura.
Per una volta non c’è.

2 commenti su “La bustona bianca, le bustine bordeaux e note per ignari”

  1. Ho provato diverse distribuizoni Linux. Dalla Slak, essenziale, leggera ma per smanettoni, passando per Debian, Mandrake/Mandriva, Fedora (ottima la Scientific Linux), per poi approdare ad Ubuntu.

    Devo dire che ormai da un paio di anni sono fermi qui, la Ubuntu è facile da usare, non c’è quasi bisogno di smanettamenti ma se serve sai dove mettere le mani.
    Ho anche installato la Edubuntu in un paio di vecchi PC recuperati per una scuola elementare, in cui se metti qualcosa di Windows si pianterebbe tutto, e vanno lisci come l’olio.

    In questo Linux è impagabile, la possibilità di usare vecchi PC (quello su cui scrivo è un portatile del 2004), senza patemi o rallentamenti. Certo, vedere un film a tutto schermo o fare un gioco peso on-line mette a dura prova, ma per l’uso normale (scrivere testi, navigare, vedere filmati su youtube, ascoltare musica) va alla grande.

    Ah, ho preso una chiavina per navigare via telefono. Mi ha chiesto solo il nome dell’operatore, in una lista, e il PIN della chiavina.

    1. Ho installato la mia prima distribuzione credo nel ’96 o ’97. Era una Red Hat 4. Fu una sofferenza. Poi per qualche anno ho smanettato con Mandrake, prima di sperimentare tutte le distribuzioni che riuscivo a trovare.
      Nel 2005 ho provato Ubuntu. L’anno dopo è diventato definitivamente il S.O. ufficiale dei miei computer.

      Invece non ho mai usato le “chiavine” per navigare. Ti chiederei qualche informazione in merito. Quella che hai provato che modello è? E la versione del kernel?

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