una mano regge la cornice di una polaroid su paesaggio montano

Storie Stocastiche II. Alveo

Alveo da giovane era un po’ timido e impacciato. Il primo anno di università studiava con altri studenti. Lui li considerava amici. Un giorno, mentre stavano andando a prendere un caffè, Renzo si voltò a guardarlo e gli disse urlando: “Perché ci segui sempre? Resta lì! Fai come i cagnolini… Bau, bau! …Stronzo!”

Erano nel corridoio principale della Facoltà. Alveo ne fu molto ferito. Non li seguì più. Qualcosa in lui si era fatto male.

Incontrò altre persone, strinse altre conoscenze, intraprese strade e le cambiò. Finché scoprì quella che gli parve giusta.

Gli anni sono passati, più di venti. Ed è capitato che Renzo abbia trovato lavoro come dipendente nella piccola azienda in cui Alveo è dirigente. I due si sono ritrovati e adesso sono amici. Qualche volta si trovano a cena con i colleghi oppure con le rispettive famiglie. Sul lavoro si aiutano ogni volta sia necessario. Tutto va bene, fra loro.

Ogni tanto, però, ad Alveo capita di ricordare quella antica umiliazione, di sentirsi ancora offeso. Lo sente nello stomaco e nelle viscere. Ogni volta rivive la stessa scena. Allora Alveo stringe i pugni, chiude gli occhi, trattiene le lacrime e ha voglia di fare qualcosa.

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