prima pagina Il Mattino 25 novembre 1980

23.11

Non era un giorno come gli altri, quel giorno. Non era una sera come tante. Del resto le ricorrenze sono sempre così, distinte, evocative.

Al terremoto sono sopravvissuto. Ma dal terremoto non si smette mai di fuggire. Continua ad essere presente. Anche dopo trent’anni. E’ come un continuo, cupo, impercettibile tremore che non c’è ma si sente ugualmente. Lo senti quando sei in piedi e per un attimo credi di avvertire qualcosa. Oppure quando senti vibrare la scrivania appoggiandoci le mani, o quando osservi la superficie dell’acqua di una bottiglia, quando sei sveglio, nel letto, e percepisci i battiti del cuore che scuotono il materasso. Ogni volta t’irrigidisci e per un momento ti chiedi se quella che avverti è una scossa di terremoto, cerchi un lampadario per vedere se oscilla, tocchi una parete per cercarne i minimi sussulti.

Il terremoto è un insegnante. T’insegna che nulla è sicuro, che in ogni istante si può perdere tutto. E te l’insegna con una sola, brevissima, lezione. Una volta per tutte. Ti abitui a considerare tutto come instabile, temporaneo, in procinto di crollare. La vita come un viaggio. Il viaggio come unica verità stabile.

Dove sono arrivato in questi ultimi trent’anni?
In questo giorno che non è come gli altri, proprio nella sera del trentennale, diversa dalle altre come tutte le ricorrenze, ho raggiunto traguardi importanti. Come sono tutti i nuovi viaggi quando cominciano.

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