
Gli ignavi, che Dante Alighieri descrive nel terzo Canto dell’Inferno, durante la loro vita non riuscirono mai a compiere la scelta tra bene e male. Dante esprime un disprezzo assoluto per questi morti che “mai non fur vivi” e che tuttavia “non hanno speranza di morte“[1. http://world.std.com/~wij/dante/inferno/inf-03.html]. Disprezzo che non fatichiamo a condividere, specie se gli ignavi si mettono a far danni spacciandosi per giornalisti.
Ho letto questa mattina un’intervista all’amico Michele Galloni, un geologo che si occupa, nel tempo libero, di contrastare la diffusione sul web della disinformazione legata alla ridicola teoria cospirazionista delle “scie chimiche”.
L’esposizione di Michele è stata, come sempre, precisa, chiara e ricca di informazioni dettagliate e verificabili. Anzi, consiglio di leggere integralmente le due parti che risultano interessanti anche per chi non s’interessa di teorie del complotto. I link sono riportati sotto.
Tuttavia, l’atteggiamento della giornalista, manifestato nei commenti in testa ed in coda all’articolo, mi ha suscitato alcune riflessioni. La sua stucchevole e ripetuta dichiarazione programmatica di voler presentare le contrapposte “opinioni” su questo argomento non rappresenta soltanto un esempio di disinformazione. Si tratta di pessimo giornalismo.
Capire i fatti fino in fondo per presentarli nel modo più onesto e semplice – e, ovviamente, veritiero – è compito del giornalista. Per svolgere correttamente il proprio ruolo, quindi, chi racconta un fatto non può non assumere un proprio punto di vista. Non c’è da fidarsi di chi insiste su una presunta equidistanza: è disonesto, oppure non conosce l’argomento di cui parla.
Soprattutto quando l’argomento ha carattere scientifico o tecnico specialistico, per forza di cose non alla portata di tutti i lettori, chi ha il compito di informare, deve a sua volta informarsi. Ed informarsi vuol dire essere parziale. La verità non è democratica e non è equidistante: è una sola. Nella fattispecie, le due cosiddette “opinioni” in realtà sono ben altro. Da un lato fatti oggettivi, scientifici e documentati, dall’altro le affermazioni malate di qualche esaltato cospirazionista. In quale universo è lecito assegnare loro uguale dignità?
Rimarcare insistentemente la propria equidistanza dalle contrapposte affermazioni, rende il giornalista una sorta di “passacarte” senza opinione. Un Ponzio Pilato dalle mani pulite. E, ciò che è peggio, lascia i lettori a sciogliersi da soli dubbi e domande, senza un riferimento critico e senza risposte, giuste o sbagliate che siano. Forse chi si comporta in questo modo crede di interpretare una parte “al di sopra” del confronto. Ma è un errore di valutazione gravissimo. Il giornalista si rende di fatto complice dei complottisti, contribuendo a diffondere leggende metropolitane che in qualche caso hanno già avuto effetti drammatici sulla psiche di persone facilmente suggestionabili. Un fallimento, insomma.
E’ lo stesso atteggiamento di trasmissioni-spazzatura come “Voyager” e “Mistero”, in cui sedicenti “ricercatori indipendenti” spacciano per fatti affermazioni ridicole, bufale assurde e vecchie leggende metropolitane, il tutto con la complicità di un conduttore televisivo che evita accuratamente di spiegare come stano realmente le cose, nonostante esistano risposte oggettive già note e conclusive sugli argomenti presentati.

Veniamo all’esempio “scie chimiche”.
E’ lodevole e corretto il voler presentare le affermazioni dei cospirazionisti ed anche le risposte a tali affermazioni. Ma poi è necessario elaborare una conclusione e fornirla ai lettori. Questo non è un confronto ideologico su questioni teoriche. Ci sono dei fatti concreti ed oggettivi che permettono una conclusione.
Quando viene dimostrata l’assurdità delle affermazioni complottiste, che peraltro non hanno il minimo indizio a sostegno, semplicemente informandosi sui diversi aspetti coinvolti (meteorologico, areonautico, ambientale e, non ultimo, il buon senso), un giornalista serio non può non sottolineare la differenza di peso delle due “posizioni”.
Non si possono presentare sullo stesso piano le affermazioni fantasiose dei complottisti e la realtà dei fatti. Perché è di questo che parliamo. Il giornalista ha il compito di informare. In questo caso informare vuol dire spiegare ai lettori che la teorie cospirazionista delle “scie chimiche” è una leggenda metropolitana senza fondamento.
E se il giornalista non ha una opinione?
In tal caso, bisogna ricordargli che ci sono tanti altri mestieri tra cui scegliere che non richiedono sforzi intellettivi.
L’intervista a Michele Galloni
- Intervista ad un cacciatore di bufale (prima parte)
- Intervista ad un cacciatore di bufale (seconda parte)
- Versione “integrale” dal blog di Hanmar
Note


Non sono del tutto d’accordo. In un argomento scientifico il giornalista puo’ limitarsi a fare domande, e lasciare le conclusioni al lettore. E in questo mi sembra la giornalista abbia fatto il suo dovere.
Ma quando conclude (e lo stesso è capitato a me in una conferenza) dicendo in sostanza “non credetegli, racconta un sacco di palle”, anche la sbandierata equidistanza va a farsi benedire.
Nei commenti poi dice che le risposte sono state evasive e fuorvianti. Bene, se la pensava così avrebbe dovuto precisare, incalzare. Le domande le faceva lei, dopotutto.
Certo, il giornalista può evitare di manifestare la propria opinione. Ma ciò non toglie che debba necessariamente averne una. Non esiste l’equidistanza, chi sostiene di non avere assunto una propria posizione su un dato argomento, non lo conosce a sufficienza. Oppure sta mentendo.
Il giornalista che si trovi in una di queste due condizioni non può e non deve occuparsi della materia.
Sono convinto, comunque sia, che il lettore debba ricevere gli strumenti conoscitivi per farsi un’opinione, ma abbia anche il diritto di conoscere quale sia la posizione di chi scrive. Confermo quindi che, a mio modo di vedere, quello che ho definito “giornalismo degli ignavi” sia pessimo giornalismo.
Nel caso specifico, poi, si tratta di acclarata malafede. L’intervistatrice pare abbia confermato di essere uno dei moderatori del forum “sciechimiche.org” (nickname: Palomar): v. qui.