Malasanità Occidentale

Nei Paesi più poveri, dove la sanità non dispone delle tecnologie che troviamo in Europa o in America del Nord, la morte per malattie o incidenti che da noi sarebbero banali è un’evenienza concreta. Un taglio, un mal di denti, un’influenza, un’appendicite, un parto, possono essere fatali.

A gennaio un bimbo di dodici anni, Deamonte, aveva mal di denti. Sua madre non aveva il denaro necessario e non ha potuto portarlo dal dentista. Il dolore, però, è sempre più insopportabile per il bambino. La sanità, nel suo Paese è in mano ad aziende private. Il programma nazionale per garantire la copertura sanitaria anche ai più poveri ha tempistiche spropositate e carenze nel funzionamento, così, quando Deamonte viene soccorso, l’infezione si è già estesa ad altri organi, anche al cervello.
Il piccolo viene portato d’urgenza nel più vicino ospedale, i medici lo sottopongono a due operazioni alla testa ma dopo sei settimane di terapie, Deamonte muore, solo pochi giorni dopo essere stato dimesso.
La storiadettagliata è stata raccontata mercoledì scorso dal Washington Post.

Deamonte Driver abitava con sua madre Alyce nel Maryland, nei sobborghi di Washington, capitale degli Stati Uniti. Non esattamente in un Paese del terzo mondo. Alyce non poteva permettersi un’assicurazione sanitaria e non aveva gli ottanta dollari necessari per una visita che avrebbe salvato la vita a suo figlio.

Il caso ha riaperto il dibattito sull’assistenza sanitaria nel paese più ricco al mondo, che esporta la sua democrazia, ma non sa garantire la salute ai suoi cittadini.
Come in altri Paesi anglosassoni, negli Stati Uniti la sanità è considerata un bene commerciale, quindi soggetto alle leggi di mercato e acquistabile privatamente. Chi paga di più, ha più diritto alla salute.
Questo principio è già discutibile di per sé, ma quando la salute costa tanto da essere inaccessibile per i redditi più bassi, fallisce del tutto. Quando accadono questi episodi, il sistema ha fallito. E non bastano i programmi federali di copertura sanitaria destinati alle fasce di maggior rischio, come il Medicaid che è intervenuto in questo caso, perché gli studi dentistici convenzionati sono rari e un bambini può morire per un mal di denti nel Paese più ricco e potente del mondo.

La teoria politica del minimo impegno da parte dello stato, può essere apprezzata o meno, ma il diritto alla salute non è e non può essere mercificato. È un diritto, non un lusso di cui si può fare a meno. Uno stato civile deve garantire la sicurezza, l’accesso all’istruzione e la salute come diritti fondamentali di ciascun cittadino.

Laurie Norris, avvocato del Centro Pubblico di Giustizia, che assiste la famiglia di Deamonte si augura che «lo Stato faccia qualcosa per assicurare adeguate cure dentistiche a questi bambini, affinchè Deamonte non sia morto invano». Una recente indagine condotta dall’OMS in tredici paesi industrializzati, tra cui Giappone, Svezia, Francia e Canada, gli Stati Uniti sono al dodicesimo posto quanto a salute. I criteri seguiti si basano sul confronto di 16 indicatori come aspettativa di vita, media del peso alla nascita e mortalità infantile.

Gli Stati Uniti sono al terzo posto su tredici per minor numero di fumatori e sono basse anche le percentuali del minor consumo di alcol (quinto posto), e della minor concentrazione di colesterolo nel sangue (ancora terzo). Però, da una serie di studi condotti da Barbara Starfield (B.Starfield, 2000, “La salute degli Stati Uniti è realmente la migliore del mondo?”), almeno 225.000 americani all’anno sono morti come conseguenza di trattamenti medici inadeguati.
In dettaglio, parliamo di 12.000 morti all’anno per operazioni chirurgiche inutili; 7000 morti all’anno per errori nelle prescrizioni di farmaci in ospedale; 20.000 morti all’anno per errori varii in ospedale; 80.000 morti all’anno per infezioni contratte in ospedale; 106.000 morti all’anno per effetti collaterali dei farmaci.

Il problema chiave individuato è che 40 milioni di americani non hanno diritto all’assistenza sanitaria. Le differenze sociali ed economiche, negli Stati Uniti sono anche differenze nel diritto di accedere alle cure mediche. Le famiglie povere non hanno assistenza. I bambini come Deamonte muoiono per una carie.

Nonostante questo immane disastro civile, il sistema sanitario americano assorbe addirittura il 14% del prodotto interno lordo degli Stati Uniti (dato del 2003), pur rimanendo (secondo dati del NIA, Istituto di Nutrizione Americano del 2003) la principale causa di morte e malattia negli USA.

Il farmacologo Merrill Goozner ha commentato sul Guardian che “la morte di Deamonte Driver è una testimonianza della bancarotta morale di chi si sforza di difendere un sistema sanitario assicurativo che sta collassando su se stesso. I programmi di assistenza sanitaria pubblica pagano cifre irrisorie, col risultato che medici e dentisti non vogliono aderire e la qualità dell’assistenza sanitaria ai poveri precipita a livelli da Terzo Mondo. Occorre riformare profondamente l’intero sistema. Se Deamonte ci ha insegnato qualcosa, è da dove cominciare a cambiare le cose.”

Pensateci, quando vi lamentate del ticket per le cure che vi fornisce il Servizio Sanitario Nazionale italiano.

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