Poco tempo fa ho avuto modo di raccontare la figuraccia di PosteItaliane alle prese con una spedizione da Kiev. In quella occasione, s’è mostrato assai migliore il servizio postale di un Paese in cui è in corso una guerra civile: il pacco aveva viaggiato per 3 giorni da Kiev a Milano e ci aveva messo poi 64 giorni in tutto per andare da Milano a Verona (e le pratiche doganali non possono giustificare il fermo di due mesi).
Questa volta, la spedizione partiva da Colonia, in Germania. Il viaggio dura due giorni in tutto. Il terzo giorno trovo l’avviso di tentata consegna al ritorno dal lavoro. Sull’avviso c’è scritto che posso andare a ritirare il pacco all’ufficio postale, ma solo dopo tre giorni. In altre parole, il tempo di viaggio viene più che raddoppiato solo per spostare il pacco dal furgone delle consegne al deposito in agenzia.
È mercoledì 18 febbraio. Calcolo tre giorni ed arrivo a sabato. L’inefficienza postale mi suggerisce di attendere il lunedì per andare a ritirare il mio pacco. Lunedì 23 febbraio mi presento allo sportello con l’avviso. L’impiegata l’osserva e stolidamente mi chiede: “Le hanno lasciato solo questo?” Non posso che rispondere con pungente condiscendenza: “Se mi avessero lasciato anche il pacco, non sarei qui”.
Pareva l’impiegata postale de I soliti idioti. Inserisce pigramente i dati della spedizione faticosamente trovati sul documento e mi dice che non ce l’hanno. Mi spiega che l’addetto alla consegna ha lasciato lì gli altri pacchi, ma il mio se l’è portato appresso.
Correggo: il tempo di viaggio viene triplicato (quadruplicato, contando il fine settimana) solo per spostare il pacchetto dal furgone all’ufficio postale.
La solerte impiegata mi riconsegna l’avviso dopo averci segnato rapidamente alcuni numeri. Li indica e mi dice di chiamare il giorno dopo per sapere se c’è il pacco… ma solo dopo le 13:15. Il giorno dopo, chiamo quel numero alle 13:20 e lascio squillare a lungo senza che nessuno risponda al telefono. Riprovo una seconda volta con lo stesso risultato. Sul posto, mi consegnano il pacco. Era il 24 febbraio e credevo fosse finita qui.
Mercoledì 4 marzo, oltre una settimana dopo, trovo nella cassetta della posta una cartolina/avviso con la data del 24 febbraio ed il codice di un pacco da ritirare presso lo stesso ufficiio postale. A penna è stato aggiunto “Da ritirare. Urgente”. Non so se si nota abbastanza: il postino ci scrive “urgente” e lo consegna dopo una settimana; io mi chiedo: è scemo?. A casa, verifico sul sito di PosteItaliane il codice del pacco per verificare quel che sospetto: è esattamente la spedizione che ho ritirato oltre una settimana prima.
Sono tentato di andare in quell’ufficio postale solo per spiegare ai presenti quale sia la mia opinione sulle loro capacità mentali. Per loro fortuna ho di meglio da fare che perdere tempo appresso a loro.
Ma non posso fare a meno di chiedermi come cazzo lavorano alle PosteItaliane? Su quale pianeta di culipesanti sono andati a selezionare questi soggetti? È mai possibile che per una spedizione ci vogliano due giorni di viaggio e una settimana per la consegna? E che razza di servizio postale ti consegna un avviso di giacenza retrodatato di una settimana? Per un pacco, tra l’altro, che loro non hanno più?
Quando ritiro un pacco in ufficio postale, spesso mi chiedono cinquanta centesimi per le “spese di giacenza”, che io considero una estorsione ingiustificata. Ora come ora mi sentirei sufficientemente motivato a mandarli a fare in culo. Oppure a chiedere loro due euro a titolo di rimborso parziale dei disservizi e dei ritardi subiti per spedizioni che ho pagato di tasca mia.


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