Il passato è una bestia feroce. Recensione.

3953-Sovra.inddLa prima cosa che ho pensato, appena terminata l’ultima pagina, non la posso scrivere perché rivelerebbe troppo a chi deve ancora leggerlo. Quindi parlerò della seconda cosa che ho pensato.

La leggerei volentieri una nuova indagine di Bruno Jordan, se dovesse arrivare in libreria. Quando ho ricevuto la mia copia, avevo sul comodino Conan Doyle e il suo famoso investigatore, che ho messo subito da parte. Dopo, invece, sono tornato alla dottoressa Brennan di Kathy Reichs. Nel giro di pochi giorni, dunque, ho assaggiato tre modi diversi di raccontare indagini su crimini misteriosi. E preferisco questo.

C’è qualcosa, nell’investigatore di Massimo Polidoro che agli altri, fatalmente, manca: questo Jordan mi pare di riconoscerlo.
Non ha la sicurezza distaccata e ottocentesca di quello spocchioso di Sherlock Holmes, né è un esperto infallibile di fama mondiale come Tempe Brennan.
È un giornalista che lavora per una piccola rivista nell’Italia di oggi. Potrebbe essere un nostro vicino di casa.

Mi segno a parte la domanda semiseria sul suo nome: più Bruno Giordano, attaccante del Napoli ai tempi di Maradona, o Giordano Bruno, il filosofo nolano simbolo universale di libertà di pensiero? A me piacciono tutti e due.

Riconoscersi nei personaggi di un libro facilita molto l’immergersi nella storia. Se poi il personaggio ti è vicino per cultura, temperamento, nevrosi o altri dettagli, è ancora più efficace. Bruno Jordan è più o meno mio coetaneo. I suoi ricordi di ragazzino somigliano ai miei; la musica con cui è cresciuto è quella che ascoltavo anche io, negli anni ’80. Come lui, e come tutti quelli della mia generazione, ricordo esattamente dov’ero la sera dell’11 luglio 1982.

E poi, la storia è ambientata nella provincia italiana tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio del 2015. Praticamente, è avvenuto ieri e dietro l’angolo. Mi viene in mente il paragone con i thriller, per esempio, di Giorgio Faletti, che invece preferiva luoghi meno immediatamente riconoscibili, almeno dal pubblico italiano.

Tutto ciò è sostenuto da una scrittura precisa e scorrevole. Voglio dire, non ci sono (o non si vedono, che è lo stesso) parole e frasi di troppo. Solo quelle che servono.

Tutti gli elementi introdotti nella narrazione, alla fine, assumono un senso. Il cosiddetto “principio di Cechov” (se nella prima scena del dramma c’è un fucile appeso alla parete, questo dovrà sparare nell’ultimo atto), di cui ho scoperto l’importanza scrivendo (e tagliando scene) per il teatro, qui viene senz’altro rispettato.

Questo è forse l’aspetto più debole, in un certo senso. Perché se un lettore smaliziato, come mi reputo, vede che nella storia viene introdotto un elemento particolare, sa già che più avanti servirà a qualcosa. Se conosci il trucco, ti rovini la sorpresa e il gioco di prestigio non riesce come dovrebbe.

Comunque, pure io sono zompato sulla poltrona urlando: “Ah giàaa!” quando è riapparso improvvisamente quel dettaglio – che non nominerò – abilmente dissimulato.

Un elemento che mi ha sorpreso e incuriosito, è la convivenza di brani narrati in prima persona da Bruno Jordan e di scene in terza persona – nelle quali Bruno non è presente. Chiunque abbia mai provato a scrivere un testo complesso si sarà accorto della difficoltà di nascondere o eliminare le “giunture”, per dir così, tra i brani. Durante la lettura, questi piccoli dossi possono dare una sensazione di ruvidità del testo, infastidendo lo scorrere della lettura . E qui, invece, si scivola senza intoppi verso il capitolo successivo. Il lavoro dell’editor è stato ottimo.

Un libro, però, lo si compra e lo si legge per il piacere che riesce a suscitare leggendolo.
Quando cominci a leggere “Il passato è una bestia feroce”, ti viene da pensare all’atmosfera di “The body”, o di “IT” di Stephen King. Si tratta di quella specie di malinconia del narratore che ricorda le scorribande in bicicletta con gli amici d’infanzia.
L’amicizia è il sentimento più forte tra queste pagine. Sarebbe interessante chiedere a Massimo se i personaggi siano ispirati da persone reali. Uno lo è di sicuro: Gip l’ho riconosciuto immediatamente tra le conoscenze comuni.

A questo punto dovrei spiegare di cosa parla il romanzo. Ma queste banalità si trovano ovunque, persino sul sito ufficiale.

2 commenti su “Il passato è una bestia feroce. Recensione.”

Lascia un commento

Torna in alto