Premio Galileo 2016 – Evento Elastico

Entriamo, nella sala semivuota
che non sappiamo bene da che parte cominciare.
C’è ancora del silenzio,
si sente il clic di un fotoamatore.

Perché noi siamo qui, tra affreschi, orologi
e un cavallo di legno.
Mi dispiace per chi rimane fuori, ma basta non pensarci.

Non saprei come raccontare, farne una storia
lunga solo poche ore. Forse,
scrivendo immagini, una dopo l’altra.

C’è il rendez-vous, lei che sbrodola gelato,
c’è il Piero che saluta, sotto il sole. Ride
davanti al cono.
E le scale le scale, e il salone quel salone,
poi l’attesa.

E dentro di me, dentro di noi, un po’ anche fuori, speriamo che…

Hai sentito i ragazzini, attenti. Vogliono anche loro
vederlo da vicino.
Un po’ monumento che sorride. Un po’ papà di tutti.
Intorno, fotografi. Giove coi satelliti.
E c’è uno, pettinato da popcorn, che si nota.

Noi seduti. In piedi, poi seduti.
Liturgia di una foto, due chiacchiere, quattro parole.
Aritmetica emotiva.

E dentro di noi, dentro di me, dentro di noi, speriamo, speriamo…

L’altra immagine è il palco. Il presentatore.
Ha il nome grande, la competenza piccola, il presentatore.
Chiama i libri finalisti.
Quattro hanno una faccia, il nostro ne ha due. Magari aiuta.

Il giurato massimo ha la giacca nera, i bottoni dorati,
la camicia del pigiama,
Il giurato massimo ha la mano in tasca, l’aria di chi è sceso
tra noi mortali a giudicare.

Per un attimo solo.
che ci ha il caffè sul fuoco. Anche il cavallo di legno,
ha un principio di orchite. Frassino.

In questa si parla dei nostri, i nostri due. Gli intercambiabili.
Lei fa le facce
alle spalle dell’omino col microfono.
Lui gli fa la prugna. Lei le foto dal palco.
Guarda. Mi piace. Clicca.

Parlano anche gli altri, ma dentro di me, dentro di noi, dentro speriamo…

E osserviamo.
Le facce, l’espressioni, i selfie gli onori
le frenesie, l’audaci frasi lo sguardo
di questo libro, che silenziosi cori
non cantano a nessuno, ma ci speran tanto…

E infine il voto.
E la prossima foto, Toto Cutugno,
quella di chi è secondo. Per un secondo.
Speravamo.

Dentro di noi, dentro di me, parola d’ordine:
“C’è sempre il Pulitzer”
C’è pure che quello,
in fondo in fondo,
se è arrivato primo dev’esser bello,
sennò faceva secondo.

Tutto il resto è buffet.
Il prosecchino, le posatine di bambole,
il pesce macerato al sole,
Il profumo, l’odore,
un altro prosecchino grazie,
la crema e il forchettino,
la viola carotina
e forse, ma sì, il prosecchino.
Ancora. Avanza.
Poi avanziamo. Facciamo due passi,
a piedi, fino all’aperitivo.

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Il gruppo locale Cicap Veneto, con Piero Angela, Massimo Polidoro ed i finalisti al Premio Galileo 2016, Beatrice Mautino e Dario Bressanini.

Nota
La premiazione del Premio Galileo 2016 è avvenuta presso il Palazzo della Ragione, a Padova, venerdì 6 maggio. In questa occasione è stata conferita a Piero Angela la cittadinanza onoraria.
Ero presente, insieme al CICAP Veneto: nella foto, tutto il gruppo.

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